Segmenti di Pubblico Analytics: La Giusta Misura

Segmenti di Pubblico Giusta Misura

I segmenti di pubblico Analytics sono uno degli aspetti più interessanti delle campagne di remarketing di Google Ads.

Non è facile, infatti, stabilire la giusta dimensione di questi segmenti. Non devono essere troppo specifici né troppo allargati, non troppo semplici ma neanche troppo complessi.

Insomma, il trucco per renderli utili è trovare la giusta via di mezzo.

Vediamo quali parametri considerare.

Cosa sono i Segmenti di Pubblico

Come suggerisce il nome stesso, sono degli insiemi degli utenti del nostro sito web accomunati da qualche proprietà che andremo a specificare in fase di definizione del segmento.

Possiamo, quindi, definire come segmento di pubblico quello che ha visitato la pagina contatti del nostro sito web. In questo modo di tutti i nostri utenti, solo quelli che hanno visitato la pagina contatti potranno vedere la mia pubblicità.

Questo strumento è molto potente, sia per le moltissime varianti che Google Analytics ci permette di definire, sia per la possibilità di targetizzare, tramite remarketing, queste porzioni che definiamo.

Perché non restringere troppo i segmenti di pubblico

Vediamo, per primo, perché non conviene creare dei segmenti troppo complessi e/o troppo ristretti.

1) Il numero delle persone dei nostri segmenti di pubblico può limitarci delle funzionalità

Non solo campagna display, esistono anche campagne di remarketing sulla rete di ricerca, su YouTube e su Gmail.
Per poter creare con successo una di queste campagne c’è un numero minimo di utenti che devono far parte della vostra lista di remarketing.

Per la rete display il limite minimo è di 100 utenti attivi negli ultimi 30 giorni, per la rete di ricerca, YouTube e Gmail, il limite minimo è di 1000 utenti attivi negli ultimi 30 giorni (da sito ufficiale di supporto Google Ads).

Quindi, per sfruttare tutte le possibilità che ci dà Google Ads, dobbiamo tener presente di non restringere a tal punto i nostri segmenti da finire sotto a questi numeri, altrimenti le nostre campagne di remarketing non funzioneranno.

2) Limitare troppo l’esposizione dei nostri annunci

L’obiettivo della nostra campagna di remarketing è quello di raggiungere il massimo numero di utenti che hanno mostrato qualche tipo di interesse sul nostro sito.

Limitare con troppe condizioni i nostri segmenti di pubblico potrebbe restringere troppo il nostro pubblico target e, quindi, portare ad una sottoesposizione dei nostri banner.

Personalmente, considerando la campagna Display e l’obiettivo del remarketing, preferisco sempre far rivedere la mia pubblicità ad un utente in più piuttosto che ad uno in meno.

3) Per evitare di creare troppi segmenti di pubblico ingestibili

Creiamo un segmento, poi un altro, poi un altro ancora… e alla fine non riusciamo più a gestirli perché diventano troppi.

Ancora peggio poi se uno di questi, senza volere, si sovrappone ad altri diventando così ridondante.

Limitiamoci all’essenziale, evitando il più possibile inutili complicazioni.

Perché non allargare troppo i segmenti di pubblico

Vediamo ora, invece, perché è comunque conveniente fare una selezione con i segmenti di pubblico e, quindi, restringere il nostro target.

1)  Rischi di disperdere il tuo budget

Una delle metriche più utilizzate per misurare il rendimento di una campagna è il costo per conversione.
In breve, il costo per conversione rappresenta quanti soldi devi spendere in quella determinata campagna affinché si verifichi un obiettivo che avevi stabilito (un acquisto, un contatto, una registrazione etc…).

L’obiettivo di qualunque campagna è minimizzare il costo per conversione.
Gettare le nostre campagne in pasto a tutti produrrebbe solo sprechi, meglio avere un target preciso e, quindi, definire dei segmenti di pubblico adeguati che ci permettano di filtrare con più esattezza i destinatari del nostro messaggio.

2) Non tutte le persone vogliono la stessa cosa

Se siete riusciti a trovare il giusto target di persone interessate al vostro sito o prodotto, non è detto però che tutti siano “allo stesso punto”.

Così come in una gara, c’è chi è più preparato (nel nostro caso a compiere una certa azione) e sta più avanti, c’è chi è meno preparato e sta più indietro.

Un utente che ha visitato la pagina contatti o ha riempito il carrello sarà indubbiamente più pronto all’acquisto rispetto ad uno che semplicemente ha navigato il sito per un po’.

Qui entrano in gioco i segmenti di pubblico, che ci permettono di definire diversi target a cui mostrare delle pubblicità mirate.

Come trovare la giusta misura?

A questo punto abbiamo visto i contro del fare dei segmenti di pubblico troppo larghi (o non farli affatto) e di farli troppo ristretti.

Come si può trovare però la giusta misura, la giusta via di mezzo?

Dipende! Non esiste una regola generale che vada bene per ogni sito e prodotto, né tanto meno un numero specifico di utenti da inserire nelle nostre liste.

Ogni sito è diverso e ogni utente, in relazione al sito che sta visitando, ha delle esigenze diverse.

Possiamo però tracciare delle linee guida che ci aiutino a trovare il giusto bilanciamento.

1) Immedesimarsi nell’utente che vedrà la nostra pubblicità

Il primo step è mettersi nei panni di un utente del nostro segmento.

Cosa cerca questo utente? Cosa si aspetta di vedere?

Da qui tracciare tutti gli utenti “tipo” che potrebbero interagire col nostro sito.
Il curioso che però non ha ancora deciso, quello che ha già comprato e ritorna, quello ancora che stava per comprare ma poi non ha finalizzato il pagamento (giusto per citare i casi più noti).

Una volta elencati tutti questi utenti, andremo a creare i nostri segmenti di pubblico corrispondenti, controllando sempre che siano, effettivamente, destinatari di messaggi diversi e che, quindi, la divisione abbia realmente un senso.

Ad esempio, per alcuni siti può essere completamente irrilevante sapere se un utente è di una certa zona oppure no, per altri invece può essere rilevante (ad esempio segnalando il punto vendita più vicino).

2) Utilizzare le esclusioni per semplificarsi la vita

Google Ads ci fornisce sempre degli strumenti per semplificarci il lavoro, utilizziamoli quando possibile.

Uno di questi sono le esclusioni dei segmenti di pubblico che, in pratica, ci permettono di utilizzare i nostri segmenti in maniera negativa, cioè non si aggiungono nuovi utenti ma si tolgono dalla lista gli utenti del segmento escluso.

Un esempio molto semplice per chiarire, supponiamo di voler creare una pubblicità per coloro che sono andati nella pagina Contatti ma non hanno inviato il form.

Andremo a creare due segmenti di pubblico, il primo segmento per coloro che hanno inviato il form, il secondo per quelli che sono passati nella pagina Contatti (che comprende anche quelli che hanno inviato il form).

A questo punto, basterà mettere come target il secondo segmento escludendo il primo per avere il target desiderato.
In questo modo, avremo 2 segmenti, entrambi utili perché tipologie diverse di utenti e una minore complessità nella definizione del segmento.

3) Saper descrivere facilmente tutti i segmenti di pubblico creati

Un altro aneddoto personale è quello di saper descrivere le liste e i segmenti di pubblico creati.

Dopo aver creato tutti i segmenti, proviamo mentalmente a descriverli senza dover rileggere tutte le condizioni imposte. In questo modo saremo certi della semplicità dei nostri segmenti e di riuscire sempre a capire la logica che ci ha spinto a fare certe scelte di segmentazione.

Se avete delle domande, volete chiarimenti o aggiungere qualsiasi cosa commentate in fondo al post oppure scrivetemi un email tramite il form contatti

Potrebbero Interessarti anche Questi Articoli

Qualche Info sull'Autore: Web Assistente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *