COME E' CAMBIATO IL WEB DOPO IL GDPR
Web Design

Come è Cambiato il Web dopo il GDPR?

Il grande giorno ormai è passato, il 25 Maggio tutti i siti web che trattavano dati di utenti europei si sono dovuti adeguare al nuovo regolamento per la privacy

In Italia, l’8 Agosto il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo definitivo.

Ma come è cambiato il web dopo il GDPR?

Avevo già dedicato un articolo sulla nuova legge che suggeriva i migliori strumenti per adeguarsi al GDPR.

In questo, invece, vedremo quali sono state le conseguenze, a livello di sviluppo dei siti web e di user experience, che il GDPR ha portato con sè.

Bisogna sempre tenere presente, però, che una buona parte di siti internet ancora non si è adeguata alla nuova normativa.

Già prima del 25 Maggio alcuni studi avevano mostrato come moltissime aziende non erano pronte all’entrata in vigore del GDPR.

Uno studio di Aprile del Ponemon Institute (1) mostrava una sostanziale parità tra i siti web pronti per il 25 Maggio e quelli che, invece, erano in ritardo.

Quando pensi di poter rispettare il GDPR? Ponemon Institute

Un altro studio di vpnMentor (2) , invece, attestava al 34% i siti europei già pronti per la riforma.

L’Italia, secondo il sondaggio, era uno dei paesi più virtuosi con il 51% di siti web in regola, dietro solo a Germania e Austria.

Sondaggio vpnMentor su 2500 siti web

Ad oggi, bastano poche ore di navigazione per rendersi conto che molti siti, specie di piccole e medie imprese, non si sono ancora adeguati in maniera completa al GDPR.

Pertanto, in questo articolo non analizzeremo la situazione finale ma i trend che si stanno sviluppando in questo periodo post GDPR.

Questi saranno, probabilmente, più delineati quando tutti i siti saranno in regola con la nuova normativa sulla privacy.

Iniziamo analizzando uno dei lati negativi, cioè l’oscuramento di alcuni siti web che non si sono ancora adeguati (o, più semplicemente, non intendono farlo).

Siti Oscurati dopo il GDPR

Il 25 Maggio diversi siti (specialmente nord americani) hanno smesso di “esistere” per tutti i paesi europei.

Da siti d’informazione a giochi multiplayer online e servizi. Si contano almeno 1000 siti di notizie di tutto il mondo oscurati in UE (3).

Il sito del Los Angeles Times

Diverse agenzie che hanno preso questa decisione, come la Lee Enterprises e la Tronc, gestiscono decine di quotidiani online (tra cui il Los Angeles Times) e non hanno intenzione di fare dei cambiamenti.

Del resto, dal loro punto di vista, l’utenza proveniente dai paesi UE non è sufficiente a coprire le spese per l’adeguamento alla nuova normativa e, di conseguenza, hanno preferito oscurare il sito agli utenti europei.

Stessa cosa per alcuni videogiochi come Ragnarok Online, che ha chiuso i suoi server EU (4), o Super Monday Night Combat, che, invece, ha proprio cessato di funzionare dopo il GDPR (5) .

Super Monday Night Combat

Questo misure drastiche potrebbe pian piano estendersi nel caso in cui le sanzioni dovessero venire applicate o, più in generale, con l’aumentare della consapevolezza della problematica da parte dei proprietari di siti al di fuori dall’UE.

Immaginiamo un sito di una piccola-media impresa americana, che non fa affari con l’Europa. Che senso avrebbe per questa un adeguamento al GDPR? Sarebbe uno spreco di soldi e risorse.

Immagino che questa chiusura di siti non fosse prevista da parte dei legislatori ed è, a mio modo di vedere, una delle conseguenze più tristi dall’introduzione del GDPR perché rende internet un po’ più “chiuso”.

Come è cambiata la User Experience dopo il GDPR

Se non siete rimasti senza internet nel corso degli ultimi mesi, avrete sicuramente notato, almeno nei portali più famosi come Facebook e Google, l’apparire di popup per informare l’utente sui cookie, su come vengono gestiti i dati e molto altro.

Insomma, si tratta, per l’appunto, dell’adeguamento da parte delle grandi aziende al GDPR.

Da ciò, si possono trarre due conclusioni.

La prima è che, chiaramente, l’adeguamento al GDPR rappresenta un “ostacolo” in più nella fruizione del sito. Infatti, dato che il consenso dell’utente dev’essere esplicito, il sito prima caricherà il popup o la pagina dedicata al GDPR e, in seguito, mostrerà il contenuto reale.

Il tutto per essere in regola con il Considerando 32 del GDPR:

Il consenso dovrebbe essere espresso mediante un atto positivo inequivocabile con il quale l’interessato manifesta l’intenzione libera, specifica, informata e inequivocabile di accettare il trattamento dei dati personali che lo riguardano, ad esempio mediante dichiarazione scritta, anche attraverso mezzi elettronici, o orale.

Considerando 32 del GDPR

Una volta che tutti i siti si saranno adeguati, l’aprirsi di un popup per ogni sito visitato potrebbe rivelarsi abbastanza scocciante.

Peraltro si limita, in questo modo, la possibilità di aprire altri popup del sito (che io comunque, in genere, sconsiglio) a meno che non si voglia “bombardare” l’utente e infastidirlo di conseguenza.

La seconda, invece, è una maggiore consapevolezza, da parte degli utenti, di come vengono utilizzati i loro dati da parte dei siti web che visitano.

Non solo, gli utenti ora sono posto davanti ad una scelta, quali dati vogliono condividere con il sito web che visitano?

E le risposte potrebbero non sorprendervi, uno studio di PageFair (6) mostra come il 56% degli intervistati rifiuterebbero qualunque tipo di tracciamento a meno che questo non sia necessario per il servizio richiesto. E ancora, sulla condivisione con servizi terzi delle abitudini degli utenti, solo il 21% sarebbe disposto a condividerle.

Sondaggio PageFair

Andiamo ora ad analizzare la user experience offerta dai siti in ottemperanti al GDPR, andando ad analizzare le opzioni che ha l’utente per evitare il tracciamento pur fruendo i contenuti del sito web.

In altre parole, cosa può fare l’utente che rifiuta il tracciamento (o anche alcuni cookie in particolare), oltre ovviamente a navigare altrove?

Per semplicità ho diviso questi siti in 3 macro categorie.

1 – O Accetti O sei “fuori”

La prima categoria rappresenta i siti web sopra citati, che permettono la navigazione solo previo consenso dell’utente alle condizioni di privacy.

Uno di questi, molto famoso nell’ambiente del web marketing, è Crazy Egg.

Sito Web Crazy Egg

Come si può vedere dall’immagine, il contenuto viene messo in secondo piano da un pannello centrale riguardante la privacy.
Se non si accettano le condizioni, non c’è modo di navigare il sito e l’utente è costretto a navigare da un’altra parte.

Da notare anche che, almeno per il momento, non è possibile selezionare quali cookie ricevere, o si ricevono tutti oppure non viene consentito l’accesso.

2 – La Privacy a Pagamento – Freemium

Nella seconda categoria, rientrano i siti che propongono una versione a pagamento per non ricevere cookie (o monitoraggio) da terze parti.

Tra questi il Washington Post e Accuweather.

Washington Post Home Page – Versione EU a pagamento

Come potete constatare dall’immagine (o navigando), il WP dà 3 diverse opzioni: opzione gratuita con cookie compresi, abbonamento con cookie compresi oppure un abbonamento più caro (chiamato Premium EU appositamente) senza pubblicità sul sito né tracciamento.

Accuweather, invece, semplifica il tutto con una versione gratuita con cookie e una versione a pagamento senza cookie di tracciamento.

Accuweather Home Page – GDPR Popup

Chiaramente tutti quei siti che si sostengono tramite pubblicità online o per i quali la pubblicità rappresenta buona parte dell’introito, non hanno molte alternative al presentare una sorta di versione Freemium.

Il problema, però, è che qui a pagamento non c’è qualche aggiunta speciale o qualche funzione in più, ma la nostra privacy.

Il rischio per l’appunto è che la privacy diventi un servizio disponibile per pochi e che, quindi, l’anonimato nel web possa essere solo a vantaggio delle persone più abbienti.

Per cercare di risolvere questa problematica, alcuni browser come Firefox e Safari stanno sviluppando dei sistemi per bloccare il tracciamento in maniera automatica (7).

Tuttavia, questo braccio di ferro potrebbe continuare, visto che i web developer hanno a loro disposizione molte armi per capire la versione del browser utilizzato e correre ai ripari.

3- Massima Scelta sui Cookie

Vediamo adesso la terza categoria, questa comprende siti come Oracle e Philips. Per lo più sono siti vetrina che vendono prodotti fisici, quindi i loro introiti non avvengono (almeno non principalmente) tramite il sito web.

Queste aziende sono quelle che, a mio modo di vedere, hanno implementato il GDPR nella maniera più corretta, lasciando all’utente la possibilità di selezionare i cookie che vuole mantenere e quelli che vuole rifiutare.

Partiamo da Oracle, che ci permette di selezionare i cookies funzionali e quelli pubblicitari, sono invece obbligatori i cookie richiesti.

Sito Oracle – Integrazione del GDPR

Dopo aver provato tutte e 3 le “soluzioni” proposte, ho riscontrato che la differenza in termini di cookie totali è parecchia.

Soli 16 cookies, tutti di Oracle, per la versione meno invasiva, per arrivare ai 98 cookies dando il consenso a tutte le voci.

Il sito Oracle con solo cookie necessari

Il sito con tutti i cookie attivati

Interessante anche l’integrazione proposta da Philips, che suddivide i cookie in necessari, di analisi, social media e pubblicitari.

Man mano che restringiamo la selezione, ci vengono forniti dettagli su quali funzioni verranno meno a causa della nostra scelta.

GDPR implementato da Philips

In questo caso la versione “completa” ha 41 cookies, quella più “sicura” invece ne ha 17.

Una piccola nota di fondo per entrambi i siti: il rispetto delle nostre scelte in termini di privacy si “paga” dovendo aspettare alcuni secondi di elaborazione prima di poter fruire il sito.

Infatti, questi siti sono pensati nella versione completa con tutti i cookie presenti. Per soddisfare le nostre esigenze questi vengono modificati, lasciando però, per qualche secondo, l’utente in attesa. Una situazione che, indubbiamente, peggiora la user experience.

In sintesi, abbiamo visto che adeguare i siti web al GDPR è possibile, comunicando ai propri visitatori il messaggio in maniera chiara, trasparente e senza rovinare troppo la User Experience.

Chiaramente, per quei siti che trattano solo marginalmente i dati di utenti UE e per quelli che si mantengono con la pubblicità (e relativi cookie), l’adeguamento diventa a spese dell’utente.

Vediamo, ora, il terzo e ultimo aspetto cioè come il GDPR ha cambiato lo sviluppo dei siti web e in che modo si sono adeguati gli sviluppatori.

Tralascio volutamente il lungo capitolo marketing dopo il GDPR, a cui probabilmente dedicherò un articolo a parte quando la situazione sarà più definita.

Com’è cambiato lo Sviluppo Web dopo il GDPR

Abbiamo già visto come, per poter implementare il GDPR e consentire la scelta dei cookie da parte dell’utente, sia ora necessario progettare un sito che possa funzionare anche se con delle limitazioni.

Questo ha portato ad una generale diminuzione e ad un maggior controllo dei cookie (a volte inutili) presenti sui siti.

Uno studio del Reuters Institute (8) relativo ai siti d’informazione, mostra come i cookie di terze parti, spesso più facili da controllare, siano diminuiti del 22% dopo il GDPR.

Cookie di Terze Parti, differenza tra Aprile e Luglio

Un grande calo lo si è visto per i cookie di Facebook (e in generale quelli relativi ai social media) e per i cookie di OAth (di cui fa parte Yahoo!).

Google è rimasto stabile nella sua presenza su altri siti, anche grazie agli sforzi fatti per l’anonimizzazione dell’utente nel tracciamento con Google Analytics.

Cookie di Terze Parti presenti nei siti in percentuale, Aprile – Luglio 2018 – Reuters Institute

Un altro aspetto, invece, è quello già trattato in un altro articolo dei tool per l’integrazione del GDPR.

Lo sviluppatore web si è dovuto, quindi, adattare ai nuovi cambiamenti inserendo nel proprio toolbox anche tutto ciò che riguarda il GDPR.

Infine, la questione del data breach e di rendere disponibili all’utente i dati conservati apre due interessanti prospettive per tutti gli sviluppatori.

Sulla possibilità da parte degli utenti di scaricare i loro dati immagazzinati dai siti, alcuni servizi si sono già portati avanti. Ad esempio WordPress nella sua versione 4.9.6 consente allo sviluppatore di ricevere richieste da parte degli utenti e di scaricare facilmente tutti i dati a loro collegati.

Immagino che questo possa portare anche ad una diminuzione di meccanismi di registrazione/login, in alcuni casi davvero poco utili e di un rilancio all’anonimato.

Sul data breach bisogna analizzare due fronti:
Il primo riguarda la sicurezza del sito per far si che non ci siano violazioni di dati da parte di malintenzionati.

Un potenziamento generale della sicurezza in internet è sicuramente benvenuto.

Il secondo riguarda cosa fare in caso di data breach.

Uno studio dell’inizio 2018 di Risk Based Security (9) mostra come, nonostante il trend sia positivo, nei primi 3 mesi dell’anno sono avvenute ben 686 breach che hanno esposto più di 1 miliardo di dati degli utenti.

Data Breach nel Q1 degli ultimi anni

Allo stesso modo, i tempi di notifica all’utente, nonostante siano migliorati rispetto al passato, rimangono ancora troppo alti, 38 giorni in media passano dall’attacco alla notifica.

Su questi aspetti gli sviluppatori e i proprietari di siti web possono fare ancora molto in fase di monitoraggio, prevenzione e aggiornamento dei sistemi.

Ho raccolto qui qualche pensiero personale sulla situazione di internet del periodo dopo l’introduzione del GDPR. Spero di avervi lasciato qualche spunto di riflessione e di approfondimento!

Se avete delle domande, volete chiarimenti o aggiungere qualsiasi cosa commentate in fondo al post oppure scrivetemi un email tramite il form contatti

Fonti:

1 Studio Ponemon
https://iapp.org/media/pdf/resource_center/Ponemon_race-to-gdpr.pdf
2 Studio vpnMentor https://www.vpnmentor.com/blog/report-only-34-percent-of-websites-in-the-eu-are-ready-for-gdpr/
3 Siti Web non Visibili dopo il GDPR  
https://data.verifiedjoseph.com/dataset/websites-not-available-eu-gdpr
4 La chiusura dei server Ragnarok https://www.rpgsite.net/news/7102-ragnarok-online-servers-to-shut-down-in-most-of-europe
5 Super Monday Night Combat https://steamcommunity.com/app/104700/allnews/
6 PageFair Research https://pagefair.com/blog/2017/new-research-how-many-consent-to-tracking/
7 Firefox blocca gli AdTracker https://www.cwi.it/internet/browser-web/firefox-blocca-default-ad-tracker-114834
8 Studio del Reuters Institute https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/risj-review/third-party-cookies-down-22-europes-news-sites-gdpr?mod=djemCMOToday
9 Risk Based Security – Statistiche sul Data Breach 
https://pages.riskbasedsecurity.com/2018-q1-breach-quickview-report

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HTML & CSS

Unità di Misura di lunghezza dei CSS

In questo articolo vedremo tutte le unità di misura di lunghezza dei CSS, dalle più popolari a quelle sconosciute. Scegliere la corretta unità di misura può toglierci molti pensieri, specialmente in fase di progettazione responsive.Le unità di misura di lunghezza dei CSS che analizzerò nell’articolo sono quelli relativi all’ultima Candidate Recommendation del W3C che potete trovare qua.

Prima però di addentrarci in tutti i valori e unità, conviene chiarire la distinzione tra unità di misura assolute e unità di misure relative, che tornerà utile nell’analisi di ogni singola unità di misura.

 

Unità di Misura Assolute

Per unità di misura assolute dei CSS si intendono unità di misura fissate rispetto a qualche misura fisica e che, quindi, rimangono costanti nel tempo.

Ad esempio sono unità di misura assolute i centimetri, definiti come la centesima parte del metro, e i pixel, definiti come la 96esima parte di un pollice.

Tutte le unità di misura assolute vengono ricondotte e possono essere convertite in pixel.

 

Unità di Misura Relative

Per unità di misura relative dei CSS si intendono, al contrario, unità di misura che dipendono da altre misure fissate e che possono variare in base al contesto in cui si trovano.

Sono unità di misura relative i “vw” (viewport’s width) che dipendono dalla larghezza del dispositivo, così come i vh che invece dipendono dall’altezza del dispositivo.

Iniziamo dalle unità di misura di lunghezza dei CSS più semplici e intuitive, cioè le unità di misura assolute.

 

Centimetri, Millimetri, Q e Inches

Le più conosciute nella nostra quotidianità, anche se sconsigliate e praticamente mai utilizzate in ambito di web development, sono centimetri (cm), millimetri (mm) e il quarto di millimetro (Q).

Il centimetro equivale a 96 pixel / 2.54, circa 37,8 pixel.

Il millimetro è, chiaramente un decimo, quindi 3,78 px, mentre il quarto di millimetro sono 0,95 px.

Non ci credete? Queste righe che vedete su CodePen hanno tutte esattamente la stessa lunghezza (5cm – 50mm – 196px) espressa in maniera diversa.

[codepen_embed height=”265″ theme_id=”0″ slug_hash=”bKzbbL” default_tab=”css,result” user=”webassistente”]See the Pen <a href=’https://codepen.io/webassistente/pen/bKzbbL/’>Cm, Mm and Pixel</a> by webassistente (<a href=’https://codepen.io/webassistente’>@webassistente</a>) on <a href=’https://codepen.io’>CodePen</a>.[/codepen_embed]

Infine, gli inches (pollici), che rappresentano precisamente 96 px, 2.54 cm.

Pica e Punti

Entrambi sono prevalentemente utilizzati per la misura del font da parte dei grafici e tipografici.

La pica (pc) rappresenta 12 punti che equivale a 1/6 di pollice, lo potete trovare se lavorate ad esempio con Adobe InDesign.

Il punto (pt) equivale a 1/72 di pollice, quindi a 1,3 pixel. Utilizzato spesso dai grafici in programmi come Adobe Illustrator.

Anche in questo caso, il mio consiglio è di rimanere fedeli ai pixel in fase di progettazione e, quindi, di riconvertire tutto o di progettare direttamente in px (o em come vedremo sotto).

Sotto un esempio delle grandezze sopra citate per la dimensione del font.

[codepen_embed height=”265″ theme_id=”0″ slug_hash=”MXLaby” default_tab=”css,result” user=”webassistente”]See the Pen <a href=’https://codepen.io/webassistente/pen/MXLaby/’>MXLaby</a> by webassistente (<a href=’https://codepen.io/webassistente’>@webassistente</a>) on <a href=’https://codepen.io’>CodePen</a>.[/codepen_embed]

Pixel

Infine, i pixel! L’unità di misura principe e di riferimento per tutte le altre misure assolute (almeno nel mondo dell’informatica).

Come abbiamo visto sopra, infatti, tutte le misure del mondo fisico possono essere riconvertite in un certo numero di pixel nel mondo digitale.

I pixel vengono utilizzati sia per stabilire le misure dei div o delle immagini, sia per la grandezza dei font che per i margini o il padding e per molto altro ancora!

Indubbiamente è l’unità di misura di lunghezza dei CSS che utilizzerete di più nella vostra carriera di web developer.

A questo punto, finita la rassegna delle unità di misura assolute, possiamo passare alle unità di misure relative.

 

Em, ex, ch e rem

A seguito della diffusione del responsive web design, gli “em” sono diventati le unità di misura di lunghezza dei CSS più utilizzate nella definizione della grandezza del font.

La grandezza per gli “em” è ricavata moltiplicando il coefficiente degli “em” per il font-size che sarebbe applicato dalle regole CSS che avete scritto.

Un esempio per chiarire meglio: mettiamo che abbiate impostato come unica font-size, quella del documento pari a 14px, allora 1em sarà esattamente 14px, 2em varrebbero invece il doppio, cioè 28px.

Per maggiore chiarezza guardate l’esempio di seguito:

[codepen_embed height=”265″ theme_id=”0″ slug_hash=”GGzoRR” default_tab=”html,result” user=”webassistente”]See the Pen <a href=’https://codepen.io/webassistente/pen/GGzoRR/’>GGzoRR</a> by webassistente (<a href=’https://codepen.io/webassistente’>@webassistente</a>) on <a href=’https://codepen.io’>CodePen</a>.[/codepen_embed]

Se non viene definito il font-size nel vostro documento CSS, 1 em equivale a 16px, ma solo in questo caso.

Una piccola particolarità, se utilizzate gli “em” ed è stato già fissato il font-size precedentemente in “em”, la misura finale si otterrà moltiplicando gli “em”.

Chiarisco con un esempio, il documento è stato specificato con font-size:16px, un div risulta avere font-size: 2em e al suo interno c’è un altro div con font-size:3em, allora la misura finale del font-size di quest’ultimo div sarà 16 * 2 * 3 = 96px

Come potete vedere in quest’esempio sotto:
[codepen_embed height=”265″ theme_id=”0″ slug_hash=”dKaGGL” default_tab=”html,result” user=”webassistente”]See the Pen <a href=’https://codepen.io/webassistente/pen/dKaGGL/’>Em Moltiplicato</a> by webassistente (<a href=’https://codepen.io/webassistente’>@webassistente</a>) on <a href=’https://codepen.io’>CodePen</a>.[/codepen_embed]
Per questo motivo è definita come unità di misura relativa, perché dipende sempre dal contesto in cui si trova.
Ex” è un’unità di misura di lunghezza dei CSS utilizzata più raramente ed equivale all’altezza del carattere “x” nel font definito dal documento. E’ sempre un’unità di misura relativa, infatti al cambiare del font cambia l’altezza del carattere “x” e di conseguenza il valore “ex”.
Se “ex” prende in riferimento l’altezza del carattere x, i “ch” utilizzano come riferimento la larghezza dello zero. Quindi un box con width:1ch contiene in larghezza un solo 0.
Anche questa unità è poco utilizzata, può però avere un suo impiego, appunto, nel definire la larghezza di un div, così da sapere quanti caratteri saranno contenuti in ogni riga.
Sotto un esempio:
[codepen_embed height=”265″ theme_id=”0″ slug_hash=”gKqPgP” default_tab=”css,result” user=”webassistente”]See the Pen <a href=’https://codepen.io/webassistente/pen/gKqPgP/’>Ch Example</a> by webassistente (<a href=’https://codepen.io/webassistente’>@webassistente</a>) on <a href=’https://codepen.io’>CodePen</a>.[/codepen_embed]
Infine, chiudiamo questo paragrafo con i “rem”, che si comporta come gli “em” con la grossa differenza di fare sempre riferimento all’elemento radice del documento.
Quindi, i valori in rem vengono calcolati sempre in base al font-size definito nell’elemento radice del documento (solitamente il tag html), e non vengono ricalcolati in base all’elemento contenitore, questo li rende molto più leggibili e chiari.

Vw, vh, vmin e vmax

Queste unità di misura sono relative più che altro alla larghezza e altezza del dispositivo, ma possono essere usate anche per specificare la grandezza del font.

Vw indica viewport width, quindi la larghezza del dispositivo in uso. 1vw equivale all’1% della larghezza del dispositivo.

Vh, invece sta per viewport height, e quindi prende come riferimento l’altezza del dispositivo. Il funzionamento è lo stesso dei vw.

Vmin e Vmax invece sono relativi rispettivamente alla dimensione minore e maggiore del dispositivo in uso. Quindi, se usate un computer dove la larghezza del monitor è maggiore dell’altezza, allora il vmin sarà relativo all’altezza e il vmax sarà relativo alla larghezza.

Queste sono le unità di misura di lunghezza dei CSS, che è giusto saper usare per costruire siti responsive e stare al passo. Apro una piccola parentesi per quanto riguarda il valore percentuale, che appunto non è un’unità di misura ma un valore utilizzato moltissimo nel responsive web design.

Il valore %

Molto intuitivamente, rappresenta una percentuale (in altezza o larghezza) del box che lo contiene. Supponendo di avere un div con width:80%, specificando un div all’interno con width:50% otterremo una larghezza finale del 40% (cioè la metà dell’80%).

 

Se avete delle domande, volete chiarimenti o aggiungere qualsiasi cosa commentate in fondo al post oppure scrivetemi un email tramite il form contatti

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Web Design

Errore 429 di WordPress, Come Risolverlo

WordPress è un pacchetto fantastico, che consente a tutti di creare il proprio sito web e gestirlo facilmente senza dover scrivere codice. Tuttavia non è immune da errori, che potrebbero risultare di difficile risoluzione per chi non conosce un po’ di PHP e la struttura della piattaforma, uno tra questi è l’errore 429 di WordPress.

Vediamo, quindi, in questo articolo cos’è l’errore 429 di WordPress, da cosa può essere generato e come risolverlo.

Cos’è l’Errore 429 di WordPress

L’errore 429 viene restituito quando il tuo sito web effettua troppe richieste in un determinato lasso di tempo al server (infatti troverete accanto al codice dell’errore la scritta Too many requests, cioè troppe richieste).

Il server per evitare rallentamenti e malfunzionamenti attiva questo errore come meccanismo di autodifesa, bloccando, quindi, altre richieste da parte dello script del tuo sito web incriminato.

Le cause possono essere diverse, la più comune è un attacco DDOS o al tuo sito web o a qualche plugin che hai installato che ha qualche falla. Questo errore può, quindi, mostrare anche delle vulnerabilità nel vostro sito web che sono sfruttate da hacker o bot per prendere controllo del sito web.

Le conseguenze sono poco piacevoli, in primis il vostro sito rallenterà perché parte delle risorse saranno destinate a rispondere a queste richieste, in più l’errore può essere trovato dai motori di ricerca che oltre a segnalarlo sulle webmaster console potrebbero penalizzare il vostro sito per la lentezza.

Inoltre, potreste avere delle limitazioni da parte del vostro servizio hosting in caso di hosting condiviso, per quanto riguarda l’utilizzo delle risorse.

Vediamo ora come risolvere questo errore.

 

Come Risolvere l’Errore 429 di WordPress

Purtroppo non c’è una risoluzione unica e, quindi, bisogna andare per tentativi per liberarci di questo problema.

La prima cosa da fare è contattare l’assistenza del proprio hosting e chiedere se a loro, dai file di log, risultino un eccesso di richieste e soprattutto da quale script.

Se la risposta dovesse essere affermativa, a questo punto possiamo capire qual è lo script incriminato, a quale oggetto fa riferimento (se ad un plugin o a qualche componente WordPress) e andare a disinstallare/ modificare quel file/plugin.

Se, invece, dall’assistenza non dovesse arrivare alcun chiarimento vi consiglio di procedere in questo modo:

1) DISATTIVARE I PLUGIN WORDPRESS UNO AD UNO

Il primo passo è disattivare i plugin uno dopo l’altro e vedere se è uno di questi a causare il problema.

Assicuratevi di avere l’ultima versione di tutti i plugin, così da essere sicuri di essere protetti da bug già conosciuti e fixati.

Se il problema dovesse rientrare disattivando un plugin, non riattivatelo (in caso sia fondamentale cercate qualcosa di sostitutivo) e avvisate lo sviluppatore.

 

2) IMPOSTARE UN TEMA STANDARD

Il secondo passo è settare un tema standard di WordPress (quelli che vengono installati di default), in quanto in molti temi moderni (a pagamento e non) vengono inclusi dei plugin e degli addon che potrebbero generare questo tipo di errori.

Semplicemente, settate come vostro template qualcosa di standard come Twenty Seventeen o Twenty Fifteen (sempre aggiornati all’ultima versione) e controllate se il problema rientra.

In caso affermativo, seguite la procedura del punto 1, cioè cambiate il tema e avvisate lo sviluppatore dei problemi che avete incontrato, è possibile che già abbia una patch o che comunque vi tenga aggiornati sugli sviluppi della situazione.

 

3) PROTEGGERE IL LOGIN WORDPRESS

Se i primi 2 passi non hanno dato risultati, il login del vostro sito potrebbe essere sotto attacco.

Gli attacchi brute-force, infatti, utilizzano infinite combinazioni di lettere, numeri e simboli per indovinare la password degli utenti di WordPress. Ogni combinazione equivale ad una richiesta e, quindi, è abbastanza facile arrivare a grandi numeri tali da causare l’errore.

Il problema è facilmente aggirabile utilizzando un sistema di autenticazione che, ad esempio, dopo 3 tentativi falliti blocca l’accesso per tot minuti, così da evitare richieste su richieste.

C’è un plugin adatto allo scopo, WP Limit Login Attempts

 

Se nessuno di questi passi dovesse essere d’aiuto, potreste provare qualche soluzione di sicurezza più complessa, come Wordfence Security – Firewall & Malware Scan, e cercare di vedere il flusso delle richieste per rilevare anomalie.

Se avete già incontrato questo problema e volete spiegare come risolverlo oppure se questi passaggi non vi sono serviti, scrivetelo nei commenti.

Scopri anche quali sono gli errori più comuni in WordPress.

 

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HTML & CSS

Una Lettera su Google AMP

Una lettera su Google AMP, è questo il titolo della lettera che diversi web designer e web developer hanno sottoscritto con destinatario Google.

Che cos’è Google AMP?

AMP o Accelerated Mobile Pages è un progetto open source promosso da Google con il fine di rendere l’esperienza utente il più piacevole possibile, garantendo velocità di caricamento pagine elevatissime a discapito di alcuni elementi grafici.

E fino a qui tutto sembra filare per il meglio.

Se non fosse che Google mantiene i visitatori delle pagine AMP su dominio Google, pertanto, non manda il visitatore sul sito web che ha generato la notizia o il contenuto. Da qui l’oggetto della lettera su Google AMP che vi traduco interamente nel prossimo paragrafo.

 

Una lettera su Google AMP

“Siamo una comunità di individui che hanno un interesse significativo nello sviluppo e nel benessere del World Wide Web (“Il Web”), e siamo profondamente preoccupati riguardo alle Accelerated Mobile Pages (“AMP”), un progetto Google che presumibilmente cerca di migliorare l’esperienza utente sul Web.

Di fatto, AMP mantiene gli utenti all’interno del dominio Google e devia il traffico da altri siti web a beneficio di Google. Su una scala di miliardi di utenti, questo ha l’effetto di rafforzare ulteriormente il dominio di Google sul Web.

Conosciamo il problema delle pagine lente a caricare, in relazione anche alle alternative, tecnologie proprietarie come Facebook Instant Articles e Apple News. Gli editori (specialmente di news e media) da tempo hanno affrontato scelte difficili e pochi incentivi, andando incontro a cattive decisioni e compromessi e, infine, a terribili user experience.

I motori di ricerca sono in una potente posizione per esercitare influenza per risolvere il problema. Tuttavia, Google ha scelto di creare una posizione premium al top dei risultati di ricerca (per gli articoli) e una icona con un fulmine (per tutti i tipi di contenuto), le quali sono accessibili solo per gli editori che utilizzano una tecnologia controllata da Google (n.d. AMP), fornita da Google e dalla loro infrastruttura, su un URL Google e con la user experience Google.

Il formato AMP non è di per sé il problema, ma due aspetti della sua implementazione rinforzano la posizione di Google come una piattaforma standard per il contenuto, mentre Google cerca di guidare l’assorbimento di AMP da parte degli editori:

1. I contenuti che scelgono AMP e l’hosting associato all’interno di Google ha una via preferenziale nella ricerca, includendo (per gli articoli) una posizione sopra a tutte le altre.

2. Quando un utente naviga da Google ad un contenuto che Google consiglia, questo rimane involontariamente all’interno del dominio Google.

Se l’obiettivo di Google con AMP è quello di migliorare l’esperienza utente sul Web, allora suggeriamo alcuni semplici cambiamenti che perseguano sempre questo obiettivo ma consentendo al Web di rimanere dinamico, competitivo e consumer-oriented:

1. Invece di garantire un posizionamento premium nei risultati di ricerca solo ad AMP, fornire lo stesso vantaggio a tutte le pagine che soddisfano un obiettivo neutrale di performance, ad esempio lo Speed Index. Gli editori potranno così utilizzare qualunque soluzione tecnica di loro scelta.

2. Non mostrare contenuto di terze parti all’interno di Google a meno che non sia spiegato in maniera chiara all’utente che stanno guardando un prodotto Google. E’ perfettamente accettabile che Google lanci un news reader, ma non è altrettanto accettabile che Google mostri una pagina con loghi e contenuti di sole terze parti all’interno di un dominio Google, né tanto meno di richiedere a queste terze parti di utilizzare un hosting Google per apparire nei risultati di ricerca.

Non vogliamo che Google fermi lo sviluppo di AMP, e questi cambiamenti non lo richiedono. Siamo felici del fatto che i motori di ricerca diano priorità alle pagine con le migliori velocità di caricamento. AMP può rimanere una delle tecnologie che da agli editori una scelta di alta qualità per dare ai propri utenti del contenuto in maniera veloce e con una user experience soddisfacente.

Tuttavia, gli editori non dovrebbero essere costretti a mettere il loro contenuto sotto l’ombrello di Google a causa del suo dominio nella ricerca. Il Web non è Google, e dovrebbe non essere soltanto Google.

Questo il contenuto della lettera su Google AMP, che è stata sottoscritta anche dalla famosa rivista/pubblicazione A List Apart. E voi cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti!

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Proteggere il Contenuto del tuo sito
Web Design

Come Proteggere il Contenuto del Tuo Sito – Blog

In questa miniguida vedremo come proteggere il contenuto del tuo sito – blog in 3 passaggi chiave, con la prevenzione, il monitoraggio e infine con i rimedi quando tutto è andato storto.

Una delle più grandi paure di chi crea nuovi contenuti online è quello di vedere il proprio articolo o guida copiato su un altro sito. Che sia copiato in toto oppure in parte poco cambia, non vedere alcun link che faccia riferimento all’autore ti farà sentire frustrato e deluso (oltre che arrabbiato).

Ore e ore per scrivere un articolo e qualcuno giunge all’ultimo momento rubandoti tutto il lavoro. Per fortuna esistono dei metodi per proteggere il contenuto del tuo sito web che andremo ad analizzare a fondo in questo articolo.

Per semplificare la lettura di questa guida l’ho divisa in 3 macro sezioni:

Prevenzione, come proteggersi;
– Monitoraggio, assicurarsi la protezione nel tempo;
– Rimedi, quando si è arrivati troppo tardi;

Iniziamo con il primo

Prevenire è meglio che curare

Un vecchio detto che è applicabile anche al nostro contesto. Esistono rimedi per tutto (specialmente su internet) ma se si agisce in anticipo si possono spesso prevenire grattacapi.

Essenzialmente vedremo 4 differenti strategie che possono essere applicate simultaneamente (una non esclude l’altra):

  1. Disattivare la possibilità di utilizzare il clic destro del mouse, quindi togliere la possibilità di selezionare il testo per fare copia e incolla.
  2. Aggiungere automaticamente il link alla porzione di testo copiata
  3. Inserire delle notazioni di copyright nei feed RSS per avere un link in caso di contenuto copiato da web scraper
  4. Inserire un pulsante di licenza Creative Commons CC, il più adatto per i nostri scopi.

 

Disabilitare il Tasto Destro del Mouse

Disabilitare Tasto destro del Mouse

Uno dei metodi per proteggere il contenuto del tuo sito o blog è disabilitare il tasto destro del mouse. In questo modo renderai impossibile la copia tramite menù contestuale.

E’ un metodo parecchio invasivo e, nei confronti di utenti più esperti, anche inefficace (non solo tramite destro del mouse si può copiare il contenuto). Per questo motivo ad esempio sul mio blog non l’ho implementato. Peraltro, personalmente, non mi piace neppure penalizzare tutti gli utenti che vogliono condividere un contenuto in maniera corretta solo per i pochi copiatori scorretti online.

Tuttavia, è un metodo ancora utilizzato da diversi portali per cui la trattazione dell’argomento è d’obbligo, ma sta a voi poi decidere se davvero ne avete bisogno.

Distinguiamo due differenti applicazioni, la prima su WordPress tramite un apposito plugin, la seconda, invece, adattabile su qualunque tipo di sito web.

 

Plugin WP Content Copy Protection & No Right Click per WordPress


Il plugin WP Content Copy Protection & No Right Click è il più popolare tra i plugin WordPress che sono adatti al nostro scopo. Oltre alle protezioni per evitare di copiare il testo, presenta anche delle opzioni per proteggere immagini e video da copie e download, per questa volta però mi soffermo solo sul testo.

Lo puoi trovare al link specificato sopra, puoi scaricarlo e installarlo oppure installarlo direttamente dalla sezione plugin del tuo pannello admin di WordPress.

Come puoi vedere è un plugin di tipo Freemium, con delle parti gratuite e altre a pagamento. Per il nostro scopo sono sufficienti quelle gratuite (che comprendono la protezione in Javacsript) ma per protezioni aggiuntive potresti considerare la versione premium.

Puoi modificare il setup del plugin dal menù Impostazioni -> WP Content Copy Protection, ti apparirà la schermata seguente:

I Main Settings, sono quelli disponibili nella versione gratuita, puoi abilitare o disabilitare la protezione del contenuto relativa ai post, alle pagine singole e alla homepage. Puoi abilitarla per tutte oppure solo per alcune sezioni, come ritieni sia necessario. Basta semplicemente cambiare da Enabled a Disabled e viceversa.

Un’ultima opzione importante è cambiare il testo di default che comparirà all’utente che prova a copiare testi o immagini. In questo modo possiamo avvisarlo che questo non è possibile sul nostro sito.

Nel menù in alto poi compaiono altre protezioni per la maggior parte premium, una riguarda la protezione dal click del tasto destro (inserita di default), e poi protezioni aggiuntive in CSS.

Una volta terminato cliccate su Save Settings e il vostro contenuto WordPress sarà protetto dai fan del copia e incolla. Esistono comunque dei modi per copiarlo (ad esempio stampate su PDF) ma quanto meno avrete scoraggiato molti dei copiatori.

Vediamo ora, invece, cosa fare se non hai WordPress, ti mostrerò un paio di snippet veloci che potrebbero fare al caso tuo (e su cui lavorare per realizzare soluzioni più complesse se ce ne fosse il bisogno).

 

Disabilitare la Selezione e il Clic Destro con Javascript e CSS

Il blocco funzionerà in parte utilizzando i CSS e in parte Javascript.

La parte CSS mostrata di seguito serve per evitare la possibilità di selezione di una porzione di testo. La funzionalità è garantita sui più moderni browser.

[sourcecode language=”css”]
.noselect {
-webkit-touch-callout: none;
-webkit-user-select: none;
-khtml-user-select: none;
-moz-user-select: none;
-ms-user-select: none;
user-select: none;
}
[/sourcecode]

Basta applicare questa classe all’elemento <div> che non si vuole lasciar copiare (ad esempio un div content con all’interno il testo dell’articolo) e questo diventerà impossibile da selezionare.

Per disabilitare il tasto destro del mouse, invece, è necessario un po’ di Javascript. Il codice anche in questo caso è molto semplice e impedisce l’apertura del menù contestuale.

[sourcecode language=”html”]&amp;lt;body oncontextmenu=&amp;quot;return false;&amp;quot;&amp;gt;
[/sourcecode]

Potete anche aggiungere un alert per avvisare il vostro utente del fatto che il contenuto è protetto:

[sourcecode language=”html”]&amp;lt;body oncontextmenu=&amp;quot;alert(‘Contenuto Copiato’);return false;&amp;quot;&amp;gt;
[/sourcecode]

 

Chiaramente poi il codice può essere ampliato inserendo degli EventListener per la pressione di specifici tasti (ad esempio CTRL+C per la copia), e per ulteriori controlli. Semplicemente qui si trattava di dare qualche concetto preliminare sul metodo.

Possiamo quindi passare al prossimo argomento, una versione alternativa di questo primo metodo, cioè permettere la copia ma inserire un link in automatico alla fine.

 

Aggiungere un Link al Testo Copiato

Un altro sistema meno intrusivo ma anche più debole per proteggere i contenuti è aggiungere un link al testo copiato. In questo modo sarà consentito all’utente copiare il testo, ma automaticamente alla fine sarà inserito un link al sito originale, ad esempio “Continua la lettura sul sito …”.

E’ un sistema utilizzato da vari portali di informazione che però presenta il difetto di essere facilmente aggirato. Infatti, basta cancellare le ultime parole del testo copiato che i nostri sforzi saranno vanificati. Però se l’utente copione non dovesse accorgersene (o se semplicemente non gli importasse), allora ne avrai guadagnato un bel backlink.

Anche in questo caso dividerò in due casi, un plugin per WordPress e un altro per qualunque sito web.

 

Plugin CopyLink per WordPress

Iniziamo, come di consueto, con il semplice plugin wordpress CopyLink. Al momento il plugin non è più aggiornato, quindi verificate che sia compatibile con la vostra versione wordpress.

Una volta installato e attivato, vi comparirà sul menù a sinistra una nuova voce Link copy, cliccando sulla voce Settings comparirà una nuova schermata abbastanza semplice e con poche opzioni.

La prima voce, “Save copy to base”, serve per inserire i tentativi di copiatura all’interno del database, così da sapere chi ci sta copiando. La seconda, “Save copied content to base”, serve invece per inserire anche la porzione di contenuto copiato all’interno del database.

I risultati immagazzinati saranno poi disponibili alla voce Link Copy. A meno di motivazioni ben precise, come attacchi al sito web, conviene disattivarle e non sprecare spazio.

Il read tag è il testo che verrà inserito alla fine del testo copiato. In maniera automatica dopo questo testo verrà inserito il link della pagina in cui il contenuto è stato copiato, quindi non inserite link ma semplicemente una frase che specifichi l’attribuzione del contenuto.

L’ultimo campo serve, invece, per escludere delle pagine o dei settori del sito da questo sistema. Una volta configurato, cliccate su Save settings e provate a copiare un po’ del vostro contenuto. Noterete (se il plugin è stato installato correttamente) che al momento di incollare il testo copiato, vedrete in calce il link del vostro sito web.

Vediamo, invece, nel prossimo paragrafo cosa puoi fare se non hai wordpress o se il plugin non dovesse funzionare per la tua versione.

 

Aggiungere un Link ad un Testo Copiato con Javascript

Esatto, per questo esempio utilizzeremo ancora Javascript. Questa volta il codice sarà un po’ più lungo dell’ultimo che abbiamo visto pur rimanendo sempre abbastanza semplice e intuitivo.

L’idea è quella di creare un nuovo blocco di testo che non sia visibile con il contenuto copiato e il nostro copyright in calce, per poi dare istruzione al browser di copiare proprio questo nuovo blocco.

 

[sourcecode language=”javascript”]&amp;lt;script type=&amp;quot;text/javascript&amp;quot;&amp;gt;
function aggiungiCopyright() {
//Prendiamo la selezione fatta dallo user
var body_element = document.getElementsByTagName(‘body’)[0];
var selezione;
selezione = window.getSelection();

// Codice del copyright, cambialo come preferisci
var copy = &amp;quot;&amp;lt;br/&amp;gt;&amp;lt;br/&amp;gt; Continua a leggere su: &amp;lt;a href=’&amp;quot;+document.location.href+&amp;quot;’&amp;gt;&amp;quot;+document.location.href+&amp;quot;&amp;lt;/a&amp;gt;&amp;lt;br /&amp;gt;Copyright &amp;amp;copy; Tuosito&amp;quot;;
//Il nuovo testo che sara copiato dal browser, include la selezione e il copyright
var copyrightText = selezione + copy;

//Creiamo un nuovo div ‘invisibile’ con il testo appena creato
var copydiv = document.createElement(‘div’);
copydiv.style.position=’absolute’;
copydiv.style.left=’-99999px’;
body_element.appendChild(copydiv);
copydiv.innerHTML = copyrightText;

//La nuova selezione sara il nuovo testo copiato, cancelliamo il div fittizio appena creato
selection.selectAllChildren(copydiv);
window.setTimeout(function() {
body_element.removeChild(copydiv);
},0);
}
//Attiviamo la funzione quando l’utente prova a copiare
document.oncopy = aggiungiCopyright;
&amp;lt;/script&amp;gt;
[/sourcecode]

Il codice è già ampiamente commentato e ha una buona compatibilità con i browser più popolari. La parte da modificare con il codice copyright riguarda la variabile copy, che è il testo che effettivamente andremo ad aggiungere sotto alla parte copiata per proteggere il contenuto del nostro sito o blog.

 

Proteggere i Propri RSS Feed

Un punto dedicato specialmente ai blogger che utilizzano i feed RSS per diffondere i propri contenuti. Purtroppo, capita che alcuni siti di web scraping, si basino proprio sulla copia di feed RSS per generare nuovi contenuti sul loro sito.

Questa situazione però possiamo volgerla a nostro favore se nel nostro feed RSS andiamo ad inserire un backlink al nostro sito. Vediamo l’esempio più facile, sfruttando una funzione integrata nel famoso plugin SEO per WordPress Yoast.

Assicuratevi di aver abilitato la pagina delle impostazioni avanzate nel menù generale (e quindi di poter vedere nel menù del plugin la voce Avanzate). Una volta nella pagina Avanzate, cliccate sul tab RSS e nel campo “Contenuto da inserire dopo (o prima) qualsiasi post nel feed”, modificate a piacimento il contenuto utilizzando anche le tante variabili che il plugin ci mette a disposizione.

E’ sempre meglio non limitarsi a mettere solamente un link, ma ad inserire anche una frase che inviti al clic, se consideri che può venire riproposto su altri siti. In ogni caso, con questo piccolo accorgimento potrai guadagnare senza fatica un po’ di backlink e vedere il tuo lavoro valorizzato.

 

Le Licenze Creative Commons

L’ultimo sistema di prevenzione che andrò ad analizzare riguarda l’inserimento di pulsanti Creative Commons che faranno capire ai tuoi utenti che il tuo contenuto è protetto da copyright.

Rispetto agli altri sistemi analizzati, questo è un sistema di protezione passivo. Infatti, l’utente sarà comunque libero di copiare, ma l’inserimento del copyright costituirà per molti “copiatori” uno strumento di dissuasione, oltre a darti dal punto di vista legale (se mai ce ne fosse bisogno) l’adeguata protezione.

La procedura costituirà nell’inserimento di un semplice codice HTML che genererà un pulsante sul vostro sito. Solitamente questo viene posto nel footer, così da rimanere in tutte le pagine e non risultare troppo invasivo.

Per prima cosa, quindi, vai sulla pagina Creative Commons che ti permette di scegliere la licenza, la pagina è l’unica del sito in italiano, mentre tutto il resto è in inglese.

A questo punto vi appaiono essenzialmente due opzioni:

1) Consenti che vengano condivisi adattamenti della tua opera? Dovrai scegliere, quindi, se la tua opera può essere citata da altre opere e può essere riadattata, ad esempio all’interno di un saggio o di un libro. L’opzione “Sì, fintanto che gli altri condividono allo stesso modo”, significa che lasci la possibilità di riadattare la tua opera solo se questa mantiene il modo in cui tu l’hai distribuita, quindi con un’altra licenza per cui sia possibile riadattare l’opera.

2) Permetti che la tua opera venga utilizzata a scopi commerciali? Chiaramente, potrai scegliere se la tua opera può venire citata e utilizzata anche per scopi commerciali oppure no.

Per qualunque tipo di licenza, Creative Commons pone la citazione della fonte come obbligatoria, quindi di questo aspetto non dovete preoccuparvi.

In base alle vostre scelte, Creative Commons fornirà la licenza adeguata e vi darà in fondo alla pagina la possibilità di copiare il codice HTML da inserire nel sito per poter proteggere il contenuto dei tuoi articoli o delle tue opere.

A questo punto, esaminate le varianti più frequenti per difendere e proteggere il contenuto del proprio sito web, possiamo passare alla fase successiva quella del monitoraggio.

Controllo e Monitoraggio dei Propri Contenuti

Una volta implementate tutte le difese che riteniamo necessarie per proteggere il proprio contenuto, giunge il momento di verificare che le nostre protezioni stiano effettivamente funzionando.

In realtà, nonostante tutti i vari metodi di difesa visti precedentemente, se qualcuno decide di copiarvi il contenuto può farlo, semplicemente trascrivendolo. E’ un processo abbastanza lungo e per questo motivo molti saranno dissuasi dalle protezioni implementate, però è una possibilità reale e non trascurabile.

Per questo motivo, è sempre utile monitorare il web per cercare eventuali contenuti copiati e in caso agire per rimuoverli (come vedremo nel capitolo 3).

Dividerò, per convenienza, questi tool di monitoraggio in due grandi sezioni:

1) Tool automatizzati per ricerche periodiche, che automaticamente a intervalli prestabiliti cercano menzioni del tuo sito o di determinate parole chiave сhe andrai a specificare basandoti sui contenuti dei tuoi articoli.

2) Tool di ricerca singola, per cercare articolo per articolo in un determinato momento, eventuali copie di questo su altri siti web.

Tool Automatizzati per Verificare Eventuale Contenuto Copiato

I tool automatizzati possono essere sia gratuiti che a pagamento. Il tool gratuito più famoso che può prestarsi al nostro scopo è Google Alerts, con questo tool potrai inserire delle particolari parole chiave o il titolo del tuo articolo e ricevere quotidinamente aggiornamenti nella tua email non appena del nuovo contenuto sarà pubblicato sul web.

In questo modo potrai vedere anche quanti siti stanno citando il tuo articolo.

Chiaramente questo tool ha i suoi limiti. In primo luogo non è sempre detto che riesca a segnalare tutti i contenuti copiati. Infatti, tutto dipende da che parola chiave andrete a specificare.
Se un sito dovesse copiare solo delle porzioni o degli estratti senza citarli, può essere che con questo tool vi sfuggiranno.

Inoltre, è comunque necessario un continuo monitoraggio, in quanto i contenuti segnalati saranno comunque molto più di quelli che ci permetteranno di individuare un contenuto copiato, con conseguente perdita di tempo.

Ciò nonostante, questo è un metodo efficace e veloce per evitare ogni giorno di andare su Google a cercare i nostri articoli.

Tool Manuali per Verificare Eventuale Contenuto Copiato

Esistono chiaramente anche dei tool manuali per verificare le copie e proteggere il contenuto del proprio sito. Già, ad esempio, con una semplice ricerca su Google potrai ottenere moltissime informazioni.

Il tool più famoso e utilizzato per questo tipo di operazioni si chiama Copyscape ed è gratuito (anche se esiste una versione a pagamento).

Il funzionamento è molto semplice, basta inserire il link della pagina che vuoi controllare, cliccare il pulsante “Go” e il gioco è fatto, si aprirà una nuova schermata in cui vedere tutte le pagine con contenuto copiato o simile al nostro.

Chiaramente, rispetto a Google Alert, il tool promette di essere più preciso, tuttavia può essere utile solo in caso di pochi contenuti da proteggere o in caso di uso saltuario. Un blog con molti contenuti non potrebbe mai permettersi il dispendio di tempo dovuto al controllo di ogni singolo link.

Se volete realmente una protezione costante senza doverci pensare troppo (e senza dover investire troppo tempo) allora potreste optare su qualche tool a pagamento. La stessa azienda creatrice di Copyscape, ad esempio, propone CopySentry che, previo abbonamento mensile, vi informerà di tutti i contenuti copiati dal vostro sito web.

Scrivetemi o commentate in caso siate a conoscenza di altri tool molto efficaci e gratuiti, al momento mi sono limitato a riportare i 2 più famosi e più utilizzati.

Contenuto Copiato: E Ora che Fare?

Sei venuto a conoscenza di questo problema troppo tardi e ormai devi correre ai ripari perché il tuo contenuto è già stato copiato.
Spesso, infatti, ci accorgiamo di un problema solo quando questo si manifesta.

Fortunatamente non tutto è perduto, esistono almeno due strade che possiamo intraprendere per proteggere il contenuto rubato.
La prima è contattare il copiatore, chiedendo se non la rimozione quantomeno un link alla fonte originale. Se questo dovesse rispondere negativamente (o non rispondere proprio), possiamo allora passare a Google (che però è spesso più lento).

Contattare il Copiatore

Il primo passo da fare è tentare di contattare il copiatore di contenuti controllando se sul suo sito web alla pagina contatti o chi siamo, è possibile trovare una mail o un form e segnalargli quanto accaduto.

Molti che copiano un contenuto in realtà non ci pensano neppure all’attribuzione, basterà farglielo notare per ottenere un backlink alla fonte.

Nel caso in cui, invece, sul sito non ci fosse alcun tipo di email o form contatti, potete visitare il sito Whois, controllare chi ha registrato il dominio e chi fornisce il servizio, e nel caso contattare uno, l’altro o entrambi.

Se non dovesse ancora rispondervi o se la risposta dovesse essere negativa, non tutto è perduto, ma la situazione si fa più complicata in quanto dobbiamo rivolgerci a Google.

Richiesta di Rimozione Link a Google

Si può chiedere a Google di rimuovere dei link che portano a contenuto copiato e protetto da copyright.
Tramite lo strumento di rimozione di contenuti da Google, seguendo la procedura guidata, potrete inoltrare la richiesta a Google.

A quel punto starà a voi portare tutto il materiale possibile affinché la richiesta possa essere soddisfatta, certificando che effettivamente la paternità dell’opera è vostra.

Il cammino è molto più tortuoso e lungo, ma può comunque portare al risultato voluto.

Questi sono i principali passi da compiere per proteggere i propri contenuti online, per consigli, suggerimenti, nuove idee, sarò felice di leggere i vostri commenti o le vostre email!

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CMS

Benvenuto Evans – Il Nuovo WordPress 4.8

Il nuovo WordPress 4.8 è stato finalmente rilasciato e, come di consueto, è stato dedicato ad una celebrità nel mondo della musica: William John Bill Evans, pianista e compositore statunitense.

Un video per i curiosi:

 

Le novità di WordPress 4.8

Diverse le novità per questa nuova versione, specialmente relative a nuovi widget.

WordPress 4.8 Nuovi Widget

 

Widget Immagine

Sarà finalmente possibile inserire delle immagini senza dover ricorrere ai tag HTML.

Utilizzando la conosciuta interfaccia WordPress sarà possibile anche modificare, tagliare e ridimensionare le immagini a vostro piacimento.

 

Widget Audio

Potrai far ascoltare agli utenti del tuo sito web i tuoi podcast, musica o altri contenuti audio con un semplice click.

 

Widget Video

Con un’interfaccia molto simile al Widget Audio, aggiungere video di presentazione sarà molto più facile.

Semplicemente fai l’upload del video nella tua libreria e collegalo tramite il widget.

Attenzione però! Con la versione 4.8 i formati WMV e WMA (Windows Media Video e Audio) non sono più supportati, in quanto necessitano il plugin Silverlight.

Per leggere in dettaglio la modifica e ripristinare il supporto ai due formati, continuate sulla documentazione ufficiale.

 

Widget di Testo

Anche scrivere testo in grassetto, corsivo e inserire link è diventato molto più facile con il nuovo widget di testo.

Lo stesso sistema Rich-Text che viene utilizzato per l’inserimento di post e pagine, è stato riproposto nel widget di testo.

 

Modifica dei Link

Quante volte vi è capitato di dover modificare il testo associato ad un link e di trovarvi più parole linkate rispetto a quello che volevate? Ora WordPress è diventato molto più bravo a delimitare il testo del link, evitando così dei link lunghissimi.

 

Eventi WordPress vicino a te

Nella Dashboard ora potrai vedere gli eventi WordPress più vicini a te per rimanere sempre in contatto con la community.

Nello stesso pannello potrai consultare le ultime notizie relative a WordPress e tenerti aggiornato sugli sviluppi della piattaforma.

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User Experience

Alix, l’estensione che migliora l’accessibilità della tua pagina

Alix è un’estensione per il browser Google Chrome che ti aiuta a migliorare il codice HTML delle tue pagine web con dei semplici consigli sull’accessibilità.

Al momento è disponibile solo in lingua inglese e francese, ma l’interfaccia è talmente intuitiva che non sarà un problema utilizzarla.

Per l’installazione è sufficiente navigare sul sito ufficiale dell’estensione e cliccare la voce “Install Alix for Chrome”.

 

Come Funziona Alix

La tipologia di avvisi da ricevere si divide in 3 categorie:

  • Obsolete Stuff
  • Warnings
  • Errors

Per Obsolete Stuff, si intendono tutti quei tag o attributi ormai obsoleti e non più supportati, che devono essere sostituiti da nuovi codici.

I warnings sono, invece, avvisi legati a problemi minori come tag e attributi vuoti.

Infine, gli errors, i più gravi, sono avvisi su potenziali problemi della pagina che potrebbero anche causare rallentamenti o situazioni di instabilità.

In basso a sinistra, un piccolo box ti mostrerà il numero di avvisi per ognuna delle tre categorie, così da darti un’idea su quanto ci sia da fare.

I vari elementi della pagina verranno riquadrati dall’estensione nel colore corrispondente al problema: blu per quelli obsoleti, giallo per i warnings e rosso per gli errori (errors).

Scorrendo su ogni elemento potrai leggere in alto il problema riscontrato da Alix.

 

Testiamo Alix

Ecco un esperimento fatto sulla home page del sito repubblica.it.

Sempre il box in basso, ci mostra come il sito sia aggiornato con 0 elementi obsoleti, tuttavia ci sono diversi warnings ed errors.

Nel caso specifico, il consiglio che ci viene dato è “<figure> needs [role=’group’] to improve his accessibility“. Infatti, per i requisiti WCAG sull’accessibilità, il tag <figure> deve possedere l’attributo [role=’group’].

Con questo semplice tool potrai sistemare quei problemi di accessibilità importanti per scrivere del codice pulito.

Se hai provato Alix e vuoi condividere la tua esperienza commenta qui sotto o scrivimi per maggiori informazioni.

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CMS

7 Errori Comuni nei Siti in WordPress

WordPress è il sistema più utilizzato per la creazione di siti web. Grazie alla sua versatilità può adattarsi sia alle esigenze di un sito web aziendale sia a quelle di un blog e persino a quelle di un e-commerce.

Tuttavia, alcuni errori in fase di pianificazione e impostazione possono limitarne le potenzialità e, di conseguenza, il tuo rendimento sul web.

Vediamo insieme gli errori più frequenti.

1 – Scegliere un Web Hosting inadeguato

L’hosting è lo spazio remoto dove risiederà il tuo sito web. Lo puoi considerare come la casa del tuo sito che, quindi, deve essere delle giuste dimensioni.

Se ti rivolgi ad un pubblico italiano (e magari non mastichi l’inglese), ti consiglio di scegliere un fornitore di servizi italiano. In questo modo per qualunque evenienza potrai parlare comodamente con l’assistenza clienti.

L’ideale sarebbe acquistare un dominio con hosting condiviso Linux di fascia media (qualunque opzione superiore/aggiuntiva ovviamente andrà bene ma sarà anche più costosa).

 

2 – Non tenere il proprio sito aggiornato

Un sito web ha bisogno di attenzioni. Creare un sito e lasciarlo a sé è il miglior modo per sprecare i propri soldi. Del resto se hai una vetrina e non la curi non puoi pensare che eventuali visitatori ne rimangano sempre impressionati.

Fortunatamente per aggiornare WordPress è sufficiente controllare la sezione Bacheca-> Aggiornamenti e da lì aggiornare il core di WordPress, i plugin e i temi.

Al contempo è anche importante aggiornare i contenuti, i tuoi visitatori torneranno più spesso e tu ne guadagnerai in visibilità.

 

3 – Non fare regolari backup

I backup sono una di quelle cose di cui senti la necessità solo quando ti serve, peccato che a quel punto sia troppo tardi.

Oltre al servizio offerto probabilmente dal tuo provider, esistono anche dei plugin creati specificatamente per WordPress come BackWPup, gratuito, che ti permette di pianificare i backup e salvarli dove preferisci (ad esempio Dropbox), così da non doverci pensare più.

 

4 – Tenere il default admin username

La pigrizia spesso ci porta a mantenere tutte le impostazioni che il sistema ci dà come default. In questo caso però rischieremmo problemi legati alla sicurezza.

E’ raccomandabile, quindi, scegliere sempre un nome utente diverso rispetto allo standard “admin”, per evitare che qualcuno possa rubarci gli accessi al pannello di controllo. Sempre per questioni di sicurezza, sarebbe meglio dare un nome diverso alle tabelle del database (rispetto al wp_ di default).

 

5 – Mantenere Plugin inutilizzati

Non eliminare plugin che abbiamo installato e che non usiamo più è doppiamente controproducente.

Primo, è uno spreco di spazio e di risorse. Se non li usiamo più e non dovremo usarli successivamente non ha alcun senso tenerli. Lasciamo spazio per altri plugin o altre risorse.

Secondo, può anche essere un problema per la sicurezza, infatti il nostro sito potrebbe essere attaccato sfruttando delle falle presenti in questi plugin disattivati e non più aggiornati.

Due ottime ragioni per eliminare tutto ciò che non si usa.

 

6 – Non utilizzare un tema mobile-friendly

Il tanto atteso sorpasso del mobile sul computer è finalmente avvenuto. Ormai tutti i siti devono essere pensati sia per il computer, sia per i tablet, sia per gli smartphone.

Assicurati che il tuo sito web si veda correttamente su tutti i diversi dispositivi (almeno per le risoluzioni e i browser più utilizzati), altrimenti rischi di precluderti un’importante fascia di mercato.

 

7 – Non sfruttare i permalink (o cambiare i link di default)

I permalink sono essenziali per fare sì che i tuoi link siano facili da leggere e diano tutte le informazioni utili ai motori di ricerca per essere correttamente indicizzato.

Senza settarli ti ritroveresti dei link del tipo “http://tuodominio.it/?p=123”, senza alcun significato per l’utente e il motore di ricerca.

Se ti è piaciuto l’articolo o vuoi sapere in dettaglio qualche punto che ho trattato commenta o contattami via email!

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