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3 Semplici Strategie di Retargeting Facebook

In questo articolo andremo ad analizzare delle semplici strategie di retargeting Facebook adatte per tutti coloro che stanno per lanciare una campagna con Facebook Ads.

Le campagne di retargeting sono spesso quelle più efficaci in ogni strategia di marketing, costano meno rispetto alle tradizionali campagne e hanno costi di conversione spesso minori.

Questo perché il target è composto dall’utenza che ha già visitato il tuo sito web e che già conosce il tuo prodotto (conosce già il tuo brand), quindi è un’utenza molto più informata e pronta per un eventuale acquisto.

Tuttavia, teniamo sempre presente una cosa, per ottenere i migliori risultati dalla nostra campagna di retargeting, oltre alle giuste strategie, è necessario avere un buon afflusso di utenti (meglio se nuovi) sul sito web, che sia tramite SEO, tramite social network o tramite altre campagne (ad esempio Google Ads).

Infatti, senza un flusso di nuovi utenti, diventa difficile impostare una strategia di retargeting Facebook che per l’appunto si basa sugli utenti che hanno visitato il sito (o su segmenti di pubblico simili).

Andiamo ora ad analizzare le 3 semplici strategie di retargeting facebook. Ben inteso, sono strategie per chi è alle prime armi e sta giusto iniziando con le campagne di retargeting.

Svilupperò più avanti un articolo con strategie più avanzate che ne sia il naturale proseguimento.

Iniziamo dalla prima!

1 – Chi ha guardato una pagina specifica

La forma più tradizionale di retargeting è quella di mostrare nuovamente la pubblicità di un prodotto ad un utente che ha già visitato il sito e ha già compiuto qualche azione.

Chiaramente, bisogna aver ben presente il proprio funnel di vendita e capire a che punto è il nostro potenziale cliente per offrirgli l’annuncio più adatto a lui.

Stava “solo” leggendo la landing page? Osservava i prezzi dei vari prodotti? Era interessato a qualcosa in particolare? Ad ognuno il suo!

Creare un’audience (un pubblico) per chi ha già visitato una pagina del sito è molto semplice e analogo a Google Analytics.

Assicuriamoci per prima cosa di avere Facebook Pixel installato sul nostro sito web, in modo da poter dare a Facebook i dati sugli utenti che navigano sul nostro sito.

Creiamo un pubblico personalizzato, scegliamo Traffico dal Sito Web e, in seguito, tra le diverse opzioni proposte clicchiamo su “Persone che hanno visitato pagine Web specifiche“. L’intervallo di tempo di default è 30 giorni ma vi consiglio, specialmente per i piccoli siti web che non hanno molto traffico, di ampliarlo fino a 90 giorni.

A questo punto nel campo di testo sottostante, specificate l’URL della pagina che il visitatore deve aver visto (nel nostro esempio la pagina contatti).

Un consiglio, prima di creare il pubblico, assicuriamoci anche di inserire le giuste esclusioni. L’errore classico è di mettere nel nostro target anche persone che in realtà sono in un altra fase del funnel (ad esempio hanno già comprato o ci hanno già chiesto informazioni).

2 – I vecchi Clienti

Spesso è più semplice convincere i nostri vecchi clienti a comprare nuovamente, piuttosto che trovarne nuovi. Possiamo anche proporgli degli sconti esclusivi per il secondo ordine con codici promozionali.

I passaggi per implementare questa strategia sono molto simili a quello analizzati nel punto 1.

Assicuriamoci di avere una pagina dedicata, come una pagina di ringraziamento, dopo che l’utente ha finalizzato l’acquisto, in modo da poterlo distinguere da un visitatore qualunque.

A questo punto, creiamo sempre un pubblico personalizzato in base al traffico del sito web, selezioniamo sempre l’opzione “Persone che hanno visitato pagine Web specifiche” e inseriamo nel text box sottostante l’url della pagina di ringraziamento.

Non ci resterà che preparare delle campagne attrattive per i nostri clienti!

3 – Liste di Email

Un’altra strategia di retargeting Facebook semplice ma efficace è quella di importare liste di email dei nostri utenti/visitatori (ottenute tramite newsletter, form e simi) e mostrare i nostri annunci solo a questi utenti.

In questo caso l’utente sta già considerando il nostro prodotto, infatti ci ha lasciato la sua email. In più, in base al form compilato o alla newsletter a cui si è iscritto, abbiamo già una prima segmentazione per interesse.

Premetto che, specialmente dopo l’introduzione del GDPR, è fondamentale avere il consenso da parte dell’utente per usare l’email a scopo di marketing.

Anche per questa strategia, dobbiamo creare un pubblico personalizzato e scegliere l’opzione File Clienti. A questo punto Facebook ci dà due opportunità: la prima è aggiungere i clienti tramite nostro file in .txt o .csv che dovremo caricare (con la possibilità di inserire anche il Customer Lifetime Value), la seconda è di importare direttamente da MailChimp la nostra lista.

La seconda, seppur più semplice, è vincolata alla piattaforma di email marketing utilizzata.

La prima, invece, è aperta a tutti, è sufficiente utilizzare un comando di esporta contatti in .csv che è presente in qualunque sito o app di raccolta / gestione email.

Una volta caricato il file dovrete occuparvi di mapparlo, cioè segnalare a Facebook a cosa corrisponde ogni campo del vostro file .csv.

A questo punto il gioco è fatto, possiamo creare i nostri annunci utilizzando come target audience le persone che ci hanno lasciato l’email.

Queste sono strategie di retargeting Facebook basilari, ma comunque molto efficaci. Prima di passare a strategie più avanzate, assicuratevi di averle testate efficacemente. Spesso le strategie più semplici sono anche quelle più profittevoli.

Se avete delle domande, volete chiarimenti o aggiungere qualsiasi cosa commentate in fondo al post oppure scrivetemi un email tramite il form contatti

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Reindicizzare una pagina su Google
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Come Chiedere a Google di Reindicizzare una Pagina

Dopo aver cambiato il design di un sito web o aver aggiornato il contenuto di una pagina, il primo desiderio è sempre quello di vederla indicizzata su Google, il più importante motore di ricerca, ma come si può chiedere a google di reindicizzare una pagina già presente nel proprio database?

Vediamo in questo articolo 2 metodi per raggiungere il nostro obiettivo.

Premetto che:

1) Usare questi due metodi non porta ad una reindicizzazione immediata né tantomeno garantisce alcunché.
Google ha i suoi meccanismi di funzionamento e, nonostante questi metodi siano suggeriti da Google stesso nella guida ufficiale per i webmaster, non dà alcuna indicazione sulle tempistiche di reindicizzazione delle pagine inviate.

Personalmente, ho sempre notato una reindicizzazione più veloce, spesso in meno di 24 ore, anche se servirebbe uno studio più approfondito per capire quale sia il reale effetto.

2) Anche se non farete nulla, se la pagina che volete reindicizzare è ben linkata all’interno del vostro sito o se riceve backlink da altri siti, Google la reindicizzerà.
Potrebbe servire più tempo, ma basterà solo aspettare.

Questo vale specialmente per coloro che hanno siti medio-grandi e che, ovviamente, non possono manualmente segnalare a Google un sito o una pagina tutte le volte che un contenuto viene aggiornato.

Vediamo, invece, per chi vuole essere attivo, cosa si può fare per chiedere a Google di reindicizzare una pagina del nostro sito web.

Essenzialmente i metodi sono 2:

  1. Si può chiedere di reindicizzare una pagina tramite la Google Search Console con la “Richiesta di indicizzazione
  2. Si può inviare una Sitemap aggiornata a Google

Vediamo il primo, più semplice ed immediato.

 

Reindicizzare una Pagina tramite Google Search Console

Requisito fondamentale di questo metodo è, ovviamente, aver registrato il sito web come proprietà in Google Search Console, così da poter sfruttare questa opzione.

Se non l’avete ancora fatto, lo consiglio fortemente perché potrete vedere molti dati interessanti sul vostro sito web (al di là di questa specifica opzione per la reindicizzazione).

A questo punto colleghiamoci al sito della Search Console, assicurandoci di essere nell’account con cui si è registrato il sito.

Clicchiamo sul nome del sito per aprire la schermata relativa ai suoi dati di ricerca e di scansione da parte di Google.

In questo tutorial farò ancora riferimento nelle immagini alla vecchia grafica sia per il metodo 1 che per il metodo 2. La nuova interfaccia (che personalmente mi piace) non è ancora in una versione stabile e potrebbe subire diversi cambiamenti.

Ora che siamo nella pagina di Search Console dedicata al nostro sito clicchiamo sulla voce Scansione e, nel menù a tendina che apparirà, sulla voce Visualizza come Google.

Nella nuova pagina che si sarà aperta, inseriamo il link nell’unico campo possibile e clicchiamo su Recupera (Recupera e Visualizza permette di vedere la pagina come Google Bot, ma nel nostro caso non è necessario).

Una volta terminato il processo di recupero da parte della Search Console clicchiamo sul pulsante “Richiesta di indicizzazione“.

Apparirà un popup, confermiamo di non essere un robot e scegliamo se reindicizzare solo la pagina inviata oppure la pagina inviata e i link diretti. Clicchiamo su Vai e la procedura è terminata.

Google è stato avvisato, ora dovremo solo aspettare che indicizzi la nostra pagina!

Reindicizzare una Pagina tramite Sitemap

Il secondo metodo consiste nell’inviare la sitemap del proprio sito a Google per informarlo dei cambiamenti effettuati.

Creare una sitemap è molto semplice, se avete WordPress esistono vari plugin, come Seo Yoast, che la creano automaticamente, altrimenti potete usare servizi gratuiti online come XML Sitemaps.

E’ possibile inviare la sitemap del proprio sito in 3 modi differenti:

  1. Utilizzando nuovamente la Search Console
  2. Inviando a Google una richiesta GET
  3. Specificando l’indirizzo della sitemap nel file robots.txt

Le opzioni 2 e 3 non hanno bisogno di molte spiegazioni oltre a quelle fornite dalla guida ufficiale sopra linkata, per questo motivo mi concentrerò solo sulla prima.

Assicuriamoci di essere nuovamente nella dashboard della Google Search Console (interfaccia vecchia).

Clicchiamo, ancora una volta, su Scansione e poi su Sitemap.

La pagina che si apre mostrerà tutti i dati relativi alle sitemap che avete inviato, quando è stata elaborata l’ultima volta, quante pagine sono indicizzate e così via…

In alto a destra c’è un pulsante rosso “Aggiungi/Testa Sitemap“, cliccandolo si aprirà un piccolo pannello con un campo, dove inseriremo il link della sitemap del nostro sito.

Clicchiamo sul pulsante Invia (Verifica serve solamente a rilevare la presenza di errori o meno nella sitemap) e il gioco è fatto.

Sia chiaro che questi due metodi non sono esclusivi.
Utilizzarne uno, non preclude l’utilizzo dell’altro, potete tranquillamente usarli entrambi allo stesso momento.

Questi sono i metodi più semplici ed efficaci per minimizzare il tempo di reindicizzazione di una pagina su Google.

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Segmenti di Pubblico Giusta Misura
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Segmenti di Pubblico Analytics: La Giusta Misura

I segmenti di pubblico Analytics sono uno degli aspetti più interessanti delle campagne di remarketing di Google Ads.

Non è facile, infatti, stabilire la giusta dimensione di questi segmenti. Non devono essere troppo specifici né troppo allargati, non troppo semplici ma neanche troppo complessi.

Insomma, il trucco per renderli utili è trovare la giusta via di mezzo.

Vediamo quali parametri considerare.

Cosa sono i Segmenti di Pubblico

Come suggerisce il nome stesso, sono degli insiemi degli utenti del nostro sito web accomunati da qualche proprietà che andremo a specificare in fase di definizione del segmento.

Possiamo, quindi, definire come segmento di pubblico quello che ha visitato la pagina contatti del nostro sito web. In questo modo di tutti i nostri utenti, solo quelli che hanno visitato la pagina contatti potranno vedere la mia pubblicità.

Questo strumento è molto potente, sia per le moltissime varianti che Google Analytics ci permette di definire, sia per la possibilità di targetizzare, tramite remarketing, queste porzioni che definiamo.

Perché non restringere troppo i segmenti di pubblico

Vediamo, per primo, perché non conviene creare dei segmenti troppo complessi e/o troppo ristretti.

1) Il numero delle persone dei nostri segmenti di pubblico può limitarci delle funzionalità

Non solo campagna display, esistono anche campagne di remarketing sulla rete di ricerca, su YouTube e su Gmail.
Per poter creare con successo una di queste campagne c’è un numero minimo di utenti che devono far parte della vostra lista di remarketing.

Per la rete display il limite minimo è di 100 utenti attivi negli ultimi 30 giorni, per la rete di ricerca, YouTube e Gmail, il limite minimo è di 1000 utenti attivi negli ultimi 30 giorni (da sito ufficiale di supporto Google Ads).

Quindi, per sfruttare tutte le possibilità che ci dà Google Ads, dobbiamo tener presente di non restringere a tal punto i nostri segmenti da finire sotto a questi numeri, altrimenti le nostre campagne di remarketing non funzioneranno.

2) Limitare troppo l’esposizione dei nostri annunci

L’obiettivo della nostra campagna di remarketing è quello di raggiungere il massimo numero di utenti che hanno mostrato qualche tipo di interesse sul nostro sito.

Limitare con troppe condizioni i nostri segmenti di pubblico potrebbe restringere troppo il nostro pubblico target e, quindi, portare ad una sottoesposizione dei nostri banner.

Personalmente, considerando la campagna Display e l’obiettivo del remarketing, preferisco sempre far rivedere la mia pubblicità ad un utente in più piuttosto che ad uno in meno.

3) Per evitare di creare troppi segmenti di pubblico ingestibili

Creiamo un segmento, poi un altro, poi un altro ancora… e alla fine non riusciamo più a gestirli perché diventano troppi.

Ancora peggio poi se uno di questi, senza volere, si sovrappone ad altri diventando così ridondante.

Limitiamoci all’essenziale, evitando il più possibile inutili complicazioni.

Perché non allargare troppo i segmenti di pubblico

Vediamo ora, invece, perché è comunque conveniente fare una selezione con i segmenti di pubblico e, quindi, restringere il nostro target.

1)  Rischi di disperdere il tuo budget

Una delle metriche più utilizzate per misurare il rendimento di una campagna è il costo per conversione.
In breve, il costo per conversione rappresenta quanti soldi devi spendere in quella determinata campagna affinché si verifichi un obiettivo che avevi stabilito (un acquisto, un contatto, una registrazione etc…).

L’obiettivo di qualunque campagna è minimizzare il costo per conversione.
Gettare le nostre campagne in pasto a tutti produrrebbe solo sprechi, meglio avere un target preciso e, quindi, definire dei segmenti di pubblico adeguati che ci permettano di filtrare con più esattezza i destinatari del nostro messaggio.

2) Non tutte le persone vogliono la stessa cosa

Se siete riusciti a trovare il giusto target di persone interessate al vostro sito o prodotto, non è detto però che tutti siano “allo stesso punto”.

Così come in una gara, c’è chi è più preparato (nel nostro caso a compiere una certa azione) e sta più avanti, c’è chi è meno preparato e sta più indietro.

Un utente che ha visitato la pagina contatti o ha riempito il carrello sarà indubbiamente più pronto all’acquisto rispetto ad uno che semplicemente ha navigato il sito per un po’.

Qui entrano in gioco i segmenti di pubblico, che ci permettono di definire diversi target a cui mostrare delle pubblicità mirate.

Come trovare la giusta misura?

A questo punto abbiamo visto i contro del fare dei segmenti di pubblico troppo larghi (o non farli affatto) e di farli troppo ristretti.

Come si può trovare però la giusta misura, la giusta via di mezzo?

Dipende! Non esiste una regola generale che vada bene per ogni sito e prodotto, né tanto meno un numero specifico di utenti da inserire nelle nostre liste.

Ogni sito è diverso e ogni utente, in relazione al sito che sta visitando, ha delle esigenze diverse.

Possiamo però tracciare delle linee guida che ci aiutino a trovare il giusto bilanciamento.

1) Immedesimarsi nell’utente che vedrà la nostra pubblicità

Il primo step è mettersi nei panni di un utente del nostro segmento.

Cosa cerca questo utente? Cosa si aspetta di vedere?

Da qui tracciare tutti gli utenti “tipo” che potrebbero interagire col nostro sito.
Il curioso che però non ha ancora deciso, quello che ha già comprato e ritorna, quello ancora che stava per comprare ma poi non ha finalizzato il pagamento (giusto per citare i casi più noti).

Una volta elencati tutti questi utenti, andremo a creare i nostri segmenti di pubblico corrispondenti, controllando sempre che siano, effettivamente, destinatari di messaggi diversi e che, quindi, la divisione abbia realmente un senso.

Ad esempio, per alcuni siti può essere completamente irrilevante sapere se un utente è di una certa zona oppure no, per altri invece può essere rilevante (ad esempio segnalando il punto vendita più vicino).

2) Utilizzare le esclusioni per semplificarsi la vita

Google Ads ci fornisce sempre degli strumenti per semplificarci il lavoro, utilizziamoli quando possibile.

Uno di questi sono le esclusioni dei segmenti di pubblico che, in pratica, ci permettono di utilizzare i nostri segmenti in maniera negativa, cioè non si aggiungono nuovi utenti ma si tolgono dalla lista gli utenti del segmento escluso.

Un esempio molto semplice per chiarire, supponiamo di voler creare una pubblicità per coloro che sono andati nella pagina Contatti ma non hanno inviato il form.

Andremo a creare due segmenti di pubblico, il primo segmento per coloro che hanno inviato il form, il secondo per quelli che sono passati nella pagina Contatti (che comprende anche quelli che hanno inviato il form).

A questo punto, basterà mettere come target il secondo segmento escludendo il primo per avere il target desiderato.
In questo modo, avremo 2 segmenti, entrambi utili perché tipologie diverse di utenti e una minore complessità nella definizione del segmento.

3) Saper descrivere facilmente tutti i segmenti di pubblico creati

Un altro aneddoto personale è quello di saper descrivere le liste e i segmenti di pubblico creati.

Dopo aver creato tutti i segmenti, proviamo mentalmente a descriverli senza dover rileggere tutte le condizioni imposte. In questo modo saremo certi della semplicità dei nostri segmenti e di riuscire sempre a capire la logica che ci ha spinto a fare certe scelte di segmentazione.

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10 Strumenti per Adeguare il Tuo Sito al GDPR

La grande novità del mese di Maggio è stata senza dubbio rappresentata dall’introduzione del nuovo regolamento EU per la privacy, il GDPR. In questo articolo vedremo come adeguare il tuo sito al GDPR.

Se mi stai leggendo solo oggi, ormai il 25/05, data di entrata in vigore della legge, è passato e, quindi, faresti bene a prendere tutte le misure necessarie per adeguarti con l’aiuto degli strumenti presenti in questo articolo.

Se già ti sei adeguato, potresti utilizzare questi strumenti per controllare se effettivamente le misure prese siano tutte quelle necessarie e previste dalla legge.

Importante ricordare che il GDPR non si applica solo ai siti europei, ma a tutti i siti che trattano dati di cittadini EU, qualunque parte del mondo essi si trovano.

Scopriamo quali sono questi 10 strumenti che ci aiuteranno nell’implementazione del GDPR.

Microsoft GDPR Assesment

Microsoft non solo offre un tool gratuito per verificare l’adeguamento al GDPR, ha anche creato un sito dedicato al GDPR e alla sua implementazione.

Ovviamente sia con Microsoft 365 che con il Cloud, Microsoft raccoglie moltissimi dati degli utenti e mostra tramite il portale i passi che ha seguito per adeguarsi.

Il tool, invece, è a tutti gli effetti una checklist per monitorare i progressi fatti nell’adeguamento al GDPR.
Una volta inseriti i dati della tua azienda e cliccato sul tasto Start accederai ad una nuova sezione che si compone di tre parti:

  1. Protezione dei dati personali
  2. Rischio di non conformità (Compliance Risk)
  3. Semplificazione del processo di conformità

Ognuno di questi 3 quiz è da completare per avere un riscontro sulla effettiva implementazione del GDPR.
Al termine di ogni quiz verrà dato un punteggio e verranno segnalate delle risorse da leggere (tra cui un e-book) per completare il processo di adeguamento alla legge.

Iubenda

Iubenda è probabilmente il sito più noto e più utilizzato per adeguarsi alla Cookie Policy.
Come molti siti simili si è, ovviamente, adeguato anche al GDPR offrendo soluzioni standard per tutti i loro clienti.

Tra i grossi Pro del servizio, c’è in primo luogo il fatto di essere in lingua italiana e, quindi, può offrire i testi per le policy in lingua italiana, così da poterli immediatamente inserire nel nostro sito. Rimane, tuttavia, un servizio Freemium, con alcune parti gratuite e altre a pagamento, chiaramente pensate per le aziende.

Il sito spiega abbastanza chiaramente i vari passaggi da seguire per adeguare il tuo sito al GDPR, senza aver bisogno di molte spiegazioni.

GDPR Compliance Checklist

Un’altra checklist come si evince dal titolo, questa volta però non richiede alcun tipo di iscrizione, GDPR Compliance Checklist è completamente gratuita e facile da utilizzare.
Unico difetto, la lingua inglese, anche se il progetto open source su GitHub sta già raccogliendo molti consensi e sta per implementare altre lingue, tra cui quella italiana.

WordPress 4.9.6

Cosa c’entra WordPress?

Ebbene sì, dalla versione 4.9.6 anche WordPress si è adeguato alla nuova normativa EU sulla privacy.

Il team di WordPress ha creato un vero e proprio team, che ha lavorato (e che tutt’ora sta lavorando), per rendere la piattaforma al 100% in regola con la nuova legge.

La nuova versione di WordPress ti dà la possibilità di inserire una cookie policy, di ricevere richieste da parte dei tuoi utenti (o di chi ad esempio fa un commento) sull’utilizzo dei suoi dati e, infine, la possibilità di esportare o di eliminare i dati relativi ad un utente particolare.

Se avete una piattaforma blog con la possibilità di inserire i commenti, l’aggiornamento alla nuova versione vi farà molto comodo.

GDPR WordPress Plugin

Dopo la piattaforma WordPress non poteva mancare un plugin WordPress dedicato al GDPR.
In realtà ce ne sono moltissimi, lo stesso Iubenda sopra menzionato ha un suo plugin WordPress che ha aggiornato per essere in regola con il GDPR.

Quello che vi suggerisco si chiama GDPR, mi è sembrato il più completo tra i vari che ho provato, ha ottime recensioni e viene costantemente aggiornato.

Questo plugin non si occupa solo dei Cookie o della Privacy Policy ma cerca di aiutare in tutti i compiti che è necessario svolgere secondo la nuova legge, compreso l’export di dati e il notificare eventuali data breach.

L’impostazione del plugin potrebbe non essere immediata come altri, ma le funzionalità offerte sono molto superiori.

CookieBot

CookieBot è un servizio che si occupa di adeguare la cookie policy del tuo sito agli standard GDPR.
Con la nuova normativa, infatti, l’utente deve poter sapere la tipologia e il nome dei cookie che vengono utilizzati, e può richiedere che non vengano caricati.

E’ un servizio freemium, rimane gratuito fino a 100 sottopagine del sito e aumenta di prezzo con l’aumentare delle pagine.

Comprende anche un plugin per WordPress che segue le regole di pricing sopra elencate.

Dalla Home Page puoi fare una scansione del tuo sito web per vedere le lacune relative alla Cookie Policy e cosa fare per adeguare.
Lo consiglio fortemente a tutte le piccole aziende che hanno siti semplici e non vogliono preoccuparsi troppo per il GDPR.

GDPR Tracker

In moltissimi siti ormai tendiamo ad ospitare script di terze parti.

I più utilizzati sono Google Analytics e i vari widget social di Facebook, Twitter etc…

A causa del GDPR diventa però necessario capire anche l’utilizzo che questi altri servizi, che ospitiamo sul nostro sito, fanno dei dati degli utenti. GDPR Tracker riempie esattamente questa lacuna.

E’ semplicemente una lista dei più famosi servizi implementati dai webmaster (da Analytics a Facebook a MailChimp).
Per ognuno di questi viene specificata la loro Privacy Policy, il DPA (Data Processing Agreement), Subprocessors e in quali data server tengono i dati degli utenti, comprese le certificazioni che hanno.

Nymity GDPR Toolkit

Nymity è un’azienda che offre dei software a pagamento per adeguare la tua azienda al GDPR.
I software e i servizi da loro offerti sono pensati per le grandi aziende che trattano molti dati privati dei loro clienti, tuttavia offrono anche diverse risorse gratuite (in inglese) tra cui un ebook e una checklist per monitorare l’adeguamento al GDPR.

E’ possibile scaricare tutto da questo link https://info.nymity.com/gdpr-compliance-toolkit

Compilando il form vi verranno forniti 5 documenti diversi, su come iniziare e come adeguarsi completamente al GDPR, tutto gratuitamente.

GDPR Email Copy

Tra il 20 e il 25 Maggio la tua posta elettronica è stata probabilmente tempestata di email del tipo “Abbiamo aggiornato i nostri Termini e Condizioni”, se hai una newsletter, probabilmente l’hai fatto anche tu.

D’ora in poi, con il GDPR, anche le mail cambieranno, GDPR Email Copy offre (in inglese) dei template di email conformi al GDPR per svariate occasioni, ad esempio la richiesta di venire cancellati oppure un optin confirmation.

In questo modo puoi avere un modello da seguire anche per le tue email.

Ecomply.IO

Infine un servizio professionale a pagamento.

Ecomply offre tre diversi pacchetti in base al numero dei dipendenti della tua azienda.
Più dipendenti ha e più cresce il costo del pacchetto (così come il supporto fornito!).

Diversi tool ti seguiranno in tutto il processo di adeguamento al GDPR, lo consiglio per aziende di medie dimensioni che hanno bisogno di un aiuto.

Se t’interessa, guarda il video di presentazione sopra.

Se conosci altri strumenti utili e validi che raccomanderesti, fammi sapere nei commenti e integrerò la lista. Per qualunque domanda/dubbio sul GDPR o su questi tool, chiedimi pure nei commenti oppure in email tramite il form Contatti

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Mappe di Calore Scroll
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Come Studiare il Comportamento dei Tuoi Utenti

Se una volta capire il comportamento degli utenti sul tuo sito web era una questione quasi empirica a furia di tentativi andati male, ora esistono diversi strumenti sia gratuiti che a pagamento che ti consentono di studiare il comportamento dei tuoi utenti e valutare la loro esperienza sul tuo sito così da migliorare il tasso di conversione.

Studiare ciò che fanno i tuoi utenti durante una sessione sul tuo sito web, ti aiuterà anche a capire cosa migliorare, quali sono i punti critici e dove ci sono veri e propri errori.

In particolare mi soffermerò su 3 diversi strumenti di analisi:

  1. Tool di Website Analytics, che indicano il numero di visitatori, di sessioni, di utenti che ritornano e moltissime altre informazioni legate al tuo sito web.
  2. Le mappe di calore (Heatmaps), che ci indicano il comportamento del visitatore on-page.
  3. Il replay delle sessioni, che ricostruiscono fedelmente tutta una sessione di un visitatore, praticamente è come avere un video sul monitor del visitatore che sta navigando il tuo sito.

Iniziamo quindi dal primo tool:

WebSite Analytics

Analytics Tool per Analisi Utenti

Si tratta di strumenti che analizzano il tuo sito web, il più famoso e gratuito è probabilmente Google Analytics che contiene una quantità di informazioni preziosissime per migliorare la user experience.

I dati più pertinenti al nostro scopo li puoi trovare nella sezione “Comportamento”.

Di particolare importanza è la frequenza di rimbalzo. Questa indica con che frequenza un visitatore che ha visitato per primo quella pagina non ha poi continuato su altre pagine del tuo sito web ed è quindi uscito subito.

Per fare un esempio, se il tuo sito ha una frequenza di rimbalzo del 50%, significa che solo 1 visitatore su 2 dopo aver letto la pagina su cui è atterrato, ha poi continuato la navigazione sul tuo sito.

Strettamente correlato alla frequenza di rimbalzo, è il tempo medio di permanenza sulla pagina. Questo indica quanto tempo un visitatore è rimasto sul tuo sito o su una pagina in particolare, può essere 30 secondi, 1 minuto o forse più.

In realtà questo dato viene preso considerando il tempo trascorso tra un clic e un altro sul tuo sito web, quindi, nel caso tu abbia frequenza di rimbalzo 100%, vedrai un tempo medio di 0 secondi, anche se su quella pagina il visitatore può esserci rimasto molto più tempo (esistono in realtà dei metodi per aggirare il problema, si chiama Bounce Rate Aggiustato ).

In questo modo hai un primo dato su quanto il tuo sito coinvolge i tuoi utenti, quanto tempo sono disposti a dedicargli e su quali pagine, invece, serve lavorare perché non di gradimento per il tuo pubblico.

A questo punto, può essere d’aiuto capire quali pagine fanno scappare i tuoi visitatori. La percentuale di uscita ci indica proprio questo, cioè (in percentuale) quanti visitatori una volta entrati nella pagina x escono dal sito web.

Riordinando il tutto in maniera decrescente, ti indicherà molto probabilmente quali pagine si devono modificare per migliorare il responso dei tuoi utenti.

Infine, un altro aspetto sempre più preponderante riguarda la velocità del sito. Più il tuo sito è lento e più i tuoi visitatori ti abbandoneranno. Cerca sempre di tenere d’occhio il suo andamento, spesso può rivelarsi un fattore decisivo.

Conclusa questa prima parte si può passare alla successiva.

 

Le Mappe di Calore (Heatmaps)

Le mappe di calore sono uno degli strumenti più interessanti e divertenti da utilizzare quando vuoi studiare il comportamento dei tuoi utenti sul tuo sito web.

La maggior parte di questi servizi sono a pagamento ( e spesso neanche economici), ma fortunatamente alcuni come HotJar (da cui sono prese le immagini sotto) offrono dei pacchetti ridotti gratuitamente, per testare e cominciare.

Le mappe di calore tracciano solitamente tre distinti tipi di interazione dell’utente sul tuo sito, il clic, il movimento del mouse e lo scroll della pagina.

Questa analisi viene effettuata su qualunque dispositivo: computer, smartphone e tablet (per gli ultimi due non c’è il movimento del mouse e il clic viene rimpiazzato dal touch).

Iniziamo dal primo, il tracciamento dei clic.

Mappa di Calore dei Clic

Questo ti segnala su quali parti di una pagina in particolare un utente è solito cliccare, può essere un link, un immagine, un banner o altro ancora.

Sebbene, molte di queste informazioni possano già essere rilevate tramite Google Analytics, il monitoraggio può avere dei risvolti interessanti.

Ad esempio, potresti notare che molti utenti cliccano su una determinata frase per saperne di più ma che non presenta link, oppure che in molti vorrebbero allargare l’immagine che hai messo nell’articolo ma non possono farlo.

Anche il modo visuale in cui vengono presentati i dati, rende l’analisi molto più agevole e facile da interpretare.

A questo punto si può passare all’analisi della seconda mappa relativa ai movimenti del mouse.

Mappa di Calore Movimenti Mouse

Questa mostra le posizioni più frequenti del mouse mentre l’utente era sul vostro sito. Nonostante questo dato sia stato in parte accantonato, visto che uno studio ha dimostrato che non c’è una perfetta correlazione tra lo sguardo dell’utente e la posizione del mouse, può comunque risultare interessante vedere quali sono le zone più calde, dove il mouse dell’utente si sofferma di più.

Infine, uno dei dati più ricercati e significativi, la mappa relativa allo scroll della pagina.

Mappe di Calore Scroll

Questa mappa ci indica quanto l’utente sia andato avanti con la lettura della pagina ed è un dato fondamentale sia per gli articoli (per capire se i lettori abbandonano la lettura dopo un certo punto) sia per le landing page, per capire quanto di quella pagina un utente abbia letto.

Infatti, c’è una grande differenza se un utente entra nel sito ed esce subito, oppure se legge tutta l’offerta (nell’esempio della landing page) e poi esce. Nel primo caso il problema può essere dovuto ad un target errato o ad un primo impatto non interessante. Nel secondo caso, invece, l’utente magari era interessato ma non ha trovato la nostra offerta di gradimento.

Questo dato in realtà è disponibile anche con Google Analytics tramite script personalizzati ed eventi, ma non risultano così immediati e facili da interpretare come la mappa di calore.

Si arriva, quindi, all’ultima fase delle tre citate per studiare il comportamento dei tuoi utenti.

I Replay delle Sessioni

Replay della Sessione Utente

Con questo strumento potrai, in forma del tutto anonima, ricreare le sessioni dei tuoi utenti e vedere come hanno interagito con il tuo sito web.

In pratica, vedrai l’utente come in una sessione di screen recording e questo per ogni singolo utente. Chiaramente per grossi siti web, servirà porre dei filtri sul tipo di sessione registrata, altrimenti verrai sommerso dalla quantità di video disponibili.

Ad esempio potrebbe interessarci solo il segmento di utenti la cui visita non supera i 30 secondi, oppure solo quelli che hanno visitato un particolare url, magari caratterizzato con certi parametri che abbiamo impostato e che ne determinino la provenienza (un url lasciato su un volantino o su un sito web in forma promozionale e via dicendo).

Tra tutti quelli elencati, questo è lo strumento che ricrea più fedelmente la sessione dell’utente, pur avendo lo svantaggio di focalizzarsi solo su una sessione, mentre le mappe di calore e analytics forniscono dei valori medi basati su tutte le sessioni (o su un segmento personalizzato a scelta).

Questi sono alcuni degli strumenti più efficaci che puoi utilizzare per studiare il comportamento dei tuoi utenti sul tuo sito web, per consigli, chiarimenti, segnalazione di tool, scrivi nei commenti oppure contattami.

 

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Marketing Agile, Cos’è e Perché Usarlo

Probabilmente hai già sentito parlare dello sviluppo agile per software e applicazioni web, più recente, invece, è il concetto di marketing agile.

Che cos’è il Marketing Agile?

Il marketing agile nasce dall’applicazione della metodologia Agile alle tecniche di marketing tradizionali, in modo da poter andare incontro alle esigenze di un mercato che richiede degli aggiustamenti sempre più frequenti e rapidi.

Google, Bing, Facebook e molti altri aggiornano i loro servizi diverse volte nello stesso anno. Per questo motivo è necessario poter adattare la propria strategia di marketing in tempi rapidi.

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