Una Lettera su Google AMP

Una lettera su Google AMP, è questo il titolo della lettera che diversi web designer e web developer hanno sottoscritto con destinatario Google.

Che cos’è Google AMP?

AMP o Accelerated Mobile Pages è un progetto open source promosso da Google con il fine di rendere l’esperienza utente il più piacevole possibile, garantendo velocità di caricamento pagine elevatissime a discapito di alcuni elementi grafici.

E fino a qui tutto sembra filare per il meglio.

Se non fosse che Google mantiene i visitatori delle pagine AMP su dominio Google, pertanto, non manda il visitatore sul sito web che ha generato la notizia o il contenuto. Da qui l’oggetto della lettera su Google AMP che vi traduco interamente nel prossimo paragrafo.

 

Una lettera su Google AMP

“Siamo una comunità di individui che hanno un interesse significativo nello sviluppo e nel benessere del World Wide Web (“Il Web”), e siamo profondamente preoccupati riguardo alle Accelerated Mobile Pages (“AMP”), un progetto Google che presumibilmente cerca di migliorare l’esperienza utente sul Web.

Di fatto, AMP mantiene gli utenti all’interno del dominio Google e devia il traffico da altri siti web a beneficio di Google. Su una scala di miliardi di utenti, questo ha l’effetto di rafforzare ulteriormente il dominio di Google sul Web.

Conosciamo il problema delle pagine lente a caricare, in relazione anche alle alternative, tecnologie proprietarie come Facebook Instant Articles e Apple News. Gli editori (specialmente di news e media) da tempo hanno affrontato scelte difficili e pochi incentivi, andando incontro a cattive decisioni e compromessi e, infine, a terribili user experience.

I motori di ricerca sono in una potente posizione per esercitare influenza per risolvere il problema. Tuttavia, Google ha scelto di creare una posizione premium al top dei risultati di ricerca (per gli articoli) e una icona con un fulmine (per tutti i tipi di contenuto), le quali sono accessibili solo per gli editori che utilizzano una tecnologia controllata da Google (n.d. AMP), fornita da Google e dalla loro infrastruttura, su un URL Google e con la user experience Google.

Il formato AMP non è di per sé il problema, ma due aspetti della sua implementazione rinforzano la posizione di Google come una piattaforma standard per il contenuto, mentre Google cerca di guidare l’assorbimento di AMP da parte degli editori:

1. I contenuti che scelgono AMP e l’hosting associato all’interno di Google ha una via preferenziale nella ricerca, includendo (per gli articoli) una posizione sopra a tutte le altre.

2. Quando un utente naviga da Google ad un contenuto che Google consiglia, questo rimane involontariamente all’interno del dominio Google.

Se l’obiettivo di Google con AMP è quello di migliorare l’esperienza utente sul Web, allora suggeriamo alcuni semplici cambiamenti che perseguano sempre questo obiettivo ma consentendo al Web di rimanere dinamico, competitivo e consumer-oriented:

1. Invece di garantire un posizionamento premium nei risultati di ricerca solo ad AMP, fornire lo stesso vantaggio a tutte le pagine che soddisfano un obiettivo neutrale di performance, ad esempio lo Speed Index. Gli editori potranno così utilizzare qualunque soluzione tecnica di loro scelta.

2. Non mostrare contenuto di terze parti all’interno di Google a meno che non sia spiegato in maniera chiara all’utente che stanno guardando un prodotto Google. E’ perfettamente accettabile che Google lanci un news reader, ma non è altrettanto accettabile che Google mostri una pagina con loghi e contenuti di sole terze parti all’interno di un dominio Google, né tanto meno di richiedere a queste terze parti di utilizzare un hosting Google per apparire nei risultati di ricerca.

Non vogliamo che Google fermi lo sviluppo di AMP, e questi cambiamenti non lo richiedono. Siamo felici del fatto che i motori di ricerca diano priorità alle pagine con le migliori velocità di caricamento. AMP può rimanere una delle tecnologie che da agli editori una scelta di alta qualità per dare ai propri utenti del contenuto in maniera veloce e con una user experience soddisfacente.

Tuttavia, gli editori non dovrebbero essere costretti a mettere il loro contenuto sotto l’ombrello di Google a causa del suo dominio nella ricerca. Il Web non è Google, e dovrebbe non essere soltanto Google.

Questo il contenuto della lettera su Google AMP, che è stata sottoscritta anche dalla famosa rivista/pubblicazione A List Apart. E voi cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti!

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